sabato 31 ottobre 2009

La Presa di Roma sul Foglio



Perché Alemanno dovrebbe trattare questo libro come uno specchio

Se Gianni Alemanno fosse scaltro e svelto come ce lo  ricordiamo, si berrebbe in un sorso solo “La presa  di Roma” e l’appenderebbe poi sulla parete dello studio da sindaco in Campidoglio. Come fosse uno strano  specchio parlante che gli restituisca lacerti della propria verità e lo ammonisca sull’epilogo del veltronismo romano. Il titolo è potente ma non deve far paura: non evoca la marcia su Roma  più di quanto induca a sperare che  la conquista dell’Urbe da parte  della destra alemanniana si risolva in qualcosa di diverso dal sacco  dei Lanzichenecchi (1527). Non c’è  alcuna sentenza precostituita. Dopotutto poteva andare peggio, invece Cerasa ha scritto questo suo libro con la testa e non con il cuore  rovente di un qualunque animoso ex consanguineo in  cerca di guai (altrimenti, per capirsi, si starebbe commentando qualcosa tipo “Le oche del Campidoglio”).  Tutt’altro. L’autore è uno sgobbone straniero al mondo  della destra, è uno che ha studiato dall’esterno e infatti, come già rilevato dal finiano Luciano Lanna sul Secolo d’Italia, si nota qui e là qualche veniale sbavatura  nella sua rappresentazione del clan alemanianno. Al  netto dei pregiudizi di parte, tuttavia, Cerasa è arrivato  re in un bacino conchiuso i rivoli della rivoluzione andata in scena quasi due anni fa nella Capitale (la destra  alla prova del comando), e sopra tutto ci è arrivato con  un’attenzione meticolosa e una curiosità perfino sovrabbondante. Bisogna dargliene atto. Come si deve riconoscere che il lavoro è molto documentato anche  quando può apparire molesto agli occhi del sindaco, ritratto come l’amministratore unico dell’insicurezza romana (sia quella percepita sia quella reale) grazie alla  quale è riuscito a sbaragliare la concorrenza del pallido Francesco Rutelli. Notevole poi è il racconto delle  liaison tra Alemanno e il mondo guelfo che aveva voltato le spalle a Veltroni per via delle sue scappatelle  con la lotta di genere (matrimoni omosessuali e relativi registri comunali), un rapporto durevole e antico.  Sbaglia, al riguardo, il finiano Lanna quando rivendica  polemicamente il percorso di avvicinamento tra missini e ciellini già avviato negli anniOttanta nelle università romane. Sbaglia, Lanna, perché la filogenesi di  questa complicità teorica e pratica che ha portato Alemanno a farsi araldo e operaio della dottrina giudeocristiana nel libro di Cerasa è descritta con precisione.Basta leggere bene, senza diffidarne da lontano.  Eppure la destra diffida e diffiderà di questo saggio  che risulta più svantaggioso per uomini di potere come  Caltagirone o per altri suoi colleghi palazzinari, per  non dire di come esce malconcio lo stesso sistema arnifica mitopoiesi culturale da centro storico. Ma noi conosciamo per esperienza diretta il grado di sospettosità  dei dirigenti post fascisti. E’ un moto dell’anima spesso  comprensibile, poiché maturato in lunghi anni di discriminazione subìta senza poter opporre la propria  versione, senza poter spiegare l’ingiustizia della propria minorità. Ma oggi tutto questo non è più. Alemanno e i suoi virgulti ormai cresciuti sono un fenomeno  egemonico, non soltanto dal punto di vista elettorale.  Non devono prendersela a male se qualcuno ricorda loro che stanno amministrando Roma anche grazie alla  falange dei tassisti; in virtù della non belligeranza con  la lobby del mattone o dei circoli di canottaggio; forti di  un personale interno un po’ preso in prestito dalle riserve democristiane, un po’ residuato dai rivoli delle  catacombe.  Giacché né ad Alemanno né ai suoi intimi (come  Rampelli, Augello e Croppi) fanno difetto gli strumenti per scendere a patti con certi dati di realtà o la solidità culturale per rendere ragione delle proprie astuzie quotidiane. Cerasa – lo si capisce benissimo studiando il suo libro, ma si può equivocare se lo si scorre  a strattoni immusoniti – non ha costruito un lavoro a tesi. Certo non è un simpatizzante alemanniano, ma tradisce semmai un’inquieta fascinazione nei confronti  del branco dei Lupomanni che ha preso Roma dopo  averla accerchiata e sedotta.

Alessandro Giuli

Il Foglio, 31 ottobre 2009

 

La Presa di Roma sul Secolo d'Italia




La vittoria di Alemanno nel 2008? Una ricostruzione giornalistica riduce tutto alla "presa di Roma"

Alemanno in Campidoglio

Luciano Lanna
«Cosa succede quando la Capitale di un paese cambia colore politico dopo quindici anni? Chi sono gli uomini che oggi hanno in mano il vero controllo di Roma? Con le elezioni del 28 aprile 2008 vi è stata una storica inversione di rotta che ha sconvolto completamente la geografia del potere non solo romano ma anche italiano: il blocco di consenso legato al centrosinistra di Walter Veltroni si è sgretolato e il centrodestra di Gianni Alemanno ha conquistato Roma. Gli equilibri ormai logori della città sono crollati in un lampo: dalle periferie più disagiate, vecchie roccaforti rosse, alle lobby più intoccabili, si è assistito a una vera e propria rivoluzione. In quei mesi, e in quelli successivi, ci si è ritrovati di fronte a una realtà che si stava profondamente trasformando...».
Questa lunga citazione è l'avvio dell'introduzione di La presa di Roma (Rizzoli, pp. 220, € 9,80), primo saggio giornalistico dedicato alla "svolta" politica determonatasi nella primavera 2008 in Campidoglio e scritto da Claudio Cerasa, giovane cronista nato a Palermo e che da quattro anni è in forza alla redazione del Foglio. Un libro denso di informazioni, di riprese dalla stampa, di collegamenti ma che, purtroppo, risente un po' troppo di interpretazioni e schemi di lettura desunti da quella che potremmo ormai definire "la versione del Foglio". A fronte di un evidente sforzo teso a far emergere i cosiddetti nuovi detentori del potere romano e a delineare un presunto ritratto della nuova destra capitolina, si registra un eccesso di schematismo e la volontà di far rientrare tutto all'interno di un quadro unitario. Cerasa sostiene che per tentare di spiegare quanto è successo a Roma «bisogna entrare nella città che non si vede, parlare con le persone che la tengono in pugno, bisogna andare nelle stanze dei palazzi di potere, ascoltare le esigenze dei tassinari più agguerriti, dei circoli sportivi più esclusivi, i desideri delle zone più marginali, dei curvaroli, dei postfascisti. Bisogna osservare la storia e le posizioni dei costruttori, delle banche, degli imprenditori, della Chiesa. E mettere insieme le tessere di un mosaico di voci». Ma l'impressione è quella di un eccesso di velocità nella ricerca e qualche superficialità nella ricostruzione sotto l'urgenza di far rientrare i dati nell'interpretazione predefinita. Che sarebbe, in sostanza, quella di un presunto piano del sindaco Alemanno «per tentare nel 2013 di succedere all'attuale presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi».
Da qui qualche citazione forse non verificata e anche inesatezze marginali ma che, nel complesso, appaiono come sintomi di un metodo che avrebbe richiesto maggiore rigore. Così, ad esempio, l'assessore alla Cultura Umberto Croppi, che aveva 52 anni nel 2008, diventa sessantenne, Così, senza verifica, si sostiene che l'assessore all'Urbanistica Marco Corsini sarebbe stato imposto da Gianni Letta. Così, ma gli esempi potrebbero continuare, si stabilisce un collegamento diretto tra l'esperienza dei Campi Hobbit - ma come avrebbe potuto uno dei promori di allora definirli «ritiri spiritual-muscolari»? - degli anni Settanta-Ottanta e il movimentismo di CasaPound che in realtà non solo non è corretta ma falsa la ricostruzione storica dei percorsi della destra giovanile degli ultimi decenni. Sullo stesso piano non corrisponde a come sono storicamente andate le cose la ricostruzione che si dà del rapporto tra una certa destra postfascista e Comunione e liberazione, vicenda che in realtà nasce nei primi anni Ottanta nei due atenei romani. Come si fa, poi, a presentare Fabio Rampelli come colui che a suo tempo avrebbe suggerito ad Alemanno di concentrarsi «sulla nuova generazione di fasci moderati». E a delineare Andrea Augello come l'espressione di una destra «considerata un po' pariola, un po' chic»?
Non mancano certo passaggi in cui ci si avvicina alla chiave del successo alemanniano: lo sfondamento nei settori ideologicamente schierati in precedenza a sinistra e territorialmente presenti nelle aree periferiche. «È nelle periferie - si legge in una citazione di Croppi - che ha cominciato a diffondersi una certa cultura che man mano è diventata dominante, che non ha più avuto bisogno di nascondersi in luoghi protetti e che ha finalmente preso il posto di quella portata avanti da quelle persone che fino a oggi avevano tentato di imporre a tutti i costi l'agenda culturale alla città». Ma su questo sono molto più utili le pagine del libro Populismo globale di Guido Caldiron - nel capitolo intitolato "Una destra normale" - o quelle di Ricominciamo dalle periferie (curato da Massimo Ilardi e Enzo Scandurra) in cui "da sinistra" ci si è interrogati sull'intera vicenda senza pregiudiziali. Qui, come abbiamo invece detto, sulla fenomenologia tende a prevalere la tesi. Che sarebbe quella riassunta nella frase finale dell'intero libro: «Alemanno ha fatto una scelta precisa e ha capito che ci vuole un po' di tutto, un po' di lobbisti e un po' di costruttori, un po' di tassisti e un po' di imprenditori, un po' di fascisti e un po' di assessori, per tentare di fare il colpaccio e per potersi un giorno presentare sulla vetta politica più importante d'Italia e bisbigliare la stessa parola sussurrata quella sera del 2008. Presa».


29/10/2009

Qui.

La Presa di Roma sull'Ansa




LIBRI:ESCE 'LA PRESA DI ROMA',RITRATTO NUOVA DESTRA CAPITALE  (ANSA) - ROMA, 29 OTT - La cronaca di una rivoluzione. E, per dirla con le parole dello stesso scrittore la cronaca della rivoluzione e dei segreti di una città, Roma, dagli anni di Rutelli e Veltroni ad oggi. Oggi che ad amministrare la capitale è arrivato Gianni Alemanno. E' un affresco a tutto tondo, ma anche a tinte forti, quello descritto da Claudio Cerasa, giornalista, autore di "La presa di Roma", edito da Bur-Rizzoli nella collana Futuro Passato. Ed è una raffigurazione che affonda le radici in alcune domande per descrivere la nuova destra romana, guidata da un sindaco che ha conquistato categorie sociali, ed interi quartieri, da sempre appannaggio della sinistra. Quali sono i veri padroni e quali sono i volti sconosciuti che nel silenzio governano la città? Si chiede Claudio Cerasa nelle 208 pagine de 'La presa di Roma'. C'è qualcosa di più profondo, e qualcosa di più misterioso, di una semplice svolta politica nel modo in cui la nostra Capitale ha improvvisamente cambiato parte. In poco più di una un anno Roma si ritrova comandata da una nuova e fortissima rete di potere, racconta lo scrittore. Una rete fatta da costruttori, palazzinari, avvocati, architetti, immobiliaristi e presidenti dei circoli sportivi. E che mette insieme Vaticano, centri sociali, editori, giornalisti, tassisti, lobbisti, ebrei, fascisti e persino comunisti. Insomma, nello spiegare la Roma di oggi, Cerasa ci consegna la sua verità: "Alemanno ha imparato a goveranare le stanze più segrete della capitale e si prepara ad essere il prossimo vero candidato di centrodestra alla guida del paese". (ANSA).

La Presa di Roma su Palazzo Apostolico di Paolo Rodari







Cerasa in Vaticano

Dalla “Presa di Roma” di Claudio Cerasa (Bur, 218 pagine,9,80 euro) - un volume dedicato al cambiamento che Roma ha subìto dopo la vittoria di Gianni Alemanno alle amministrative dell’aprile 2008 - leggo il capitolo “Il Sindaco pellegrino”. Ovvero i rapporti inevitabilmente intrecciati tra lui, Alemanno, e la Santa Sede (in varie manifestazioni rappresentata). E scopro che, se un successore di Berlusconi mai ci sarà - è ovvio che ci sarà, il punto è indovinare quando - questo più che Fini potrebbe essere Alemanno. E il Vaticano c’entra. Nel senso che l’elettorato tendenzialmente cattolico - e quindi gran parte dell’elettorato moderato del centro destra: qui cattolico s’intende vicino idealmente ai princìpi della fede ma non necessariamente praticante - potrebbe scegliere lui nel caso si candidasse. Il Papa in qualche modo l’ha già benedetto: Ratzinger ha incontrato Alemanno otto (otto!) volte. L’ultima volta i due si sono visti al Campidoglio. Notare: “La presenza di un Pontefice al Comune è un evento oltre che storico anche piuttosto raro. Prima era successo appena tre volte”, scrive Cerasa. Il Papa ha mostrato un certa confidenza nei confronti di Alemanno quando, nel giugno 2008, gli ha detto queste parole (a rileggerle fanno impressione): “Roma comincia a essere consapevole dei suoi mali, e questa consapevolezza può aprire una nuova stagione, creare uno sforzo comune per ridare un volto bello e fraterno alla citta”. E poi tante altre cose. Fino alle varie modalità con le quali Alemanno ha ricambiato la super-cortesia vaticana: con lui sindaco di Roma, il 20 settembre (la giornata che ricorda l’annessione di Roma al Regno d’Italia, 1870), è diventata memoria degli zuavi pontifici morti per difendere il regno del Papa. Proprio di loro, degli zuavi pontifici. Il testo di Cerasa merita anche per un motivo stilistico: si raccontano gli intrallazzi - non c’è niente di male che vi siano intrallazzi, almeno secondo me - tra Comune e parti della Santa Sede, ma non si scade mai nel volgare, ovvero, nell’ideologia anti-papista.

Un po' del libro lo trovare QUI. Tutto il libro, invece, in libreria.

Paolo Rodari, 29 ottobre 2009

lunedì 30 marzo 2009

Giornali

Sinceramente De Bortoli e Riotta al Corriere e al Sole mi sembrano due notizie niente male, ma ora prego lorsignori del Corriere di provare a evitare per un po' di tempo di offrirci lezioncine giornalistiche sulle necessità di certi cambio generazionale alla guida dei partiti. Tutti meno che loro, denk iu.

Lo stesso discorso

Quando i dirigenti del Partito democratico dicono, anche a ragione, che quello di Berlusconi è lo stesso discorso fatto quindici anni fa dovrebbero capire che la drammaticità della situazione del centrosinistra è proprio dovuta al fatto che contro un signore che sta in politica – da vincente – da quindici anni ci sono ancora persone che in politica, ed alti livelli, ci stanno non da quindici ma da almeno vent'anni e che le stesse persone fanno gli stessi discorsi – da perdenti, ahimé – non da quindici, ma bensì da almeno trent'anni.

venerdì 27 marzo 2009

L'evidentissima deriva a sinistra

Un geniale deputato del Partito democratico ha appena lasciato il suo partito acccusandolo di essere diventato, con l'arrivo di Dario Franceschini (ex Dc, ex Ppi, ex Margherita) un po' troppo di sinistra.

mercoledì 18 marzo 2009

Il Foglio. "Il Cattovelocista"

E’ rimasto scottato con Marini, ha un buon rapporto con Bagnasco, ha uno staff ristretto di fedelissimi e alla sera racconta barzellette così così

Profumo di sola

UNICREDIT: PROFUMO, FINORA TUTTO BENE MA 2009 SARA' DURO Milano, 18 mar. - (Adnkronos) - "Finora tutto bene, ma il 2009 sara' un anno duro". Lo afferma l'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, nelle slides della presentazione che iniziera' tra una ventina di minuti a Londra. (Tog/Pn/Adnkronos) 18-MAR-09 10:11 NNNN

(Per la cronaca: da inizio anno le azioni di Unicredit hanno perso il 58 per cento)

martedì 17 marzo 2009

Cose da sapere quando leggete il Corriere della sera

Mediobanca è il primo azionista di Rcs MediaGroup, con una quota del 13,69%, seguita da Fiat (10,291%), Italmobiliare (7,4%) e la Dorint di Diego Della Valle (5,4%). Tra i grandi soci della holding editoriale, compaiono Fondiaria-Sai (5,2%), Pirelli (5,2%) e Intesa Sanpaolo (4,9%

giovedì 5 marzo 2009

Si cambia

Dalla prossima settimana questo blog si trasferirà in modo più o meno definitivo sul sito del Foglio. Si chiamerà sempre Cerazade, avrà questa intensissima immagine qui a fianco, racconterà più o meno le stesse cose ma avrà qualche novità in più. Baci a tutti.

lunedì 23 febbraio 2009

Il bello della crisi

"Prosegue la frenata dell'inflazione. A gennaio l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto dell'1,6% rispetto allo stesso mese del 2008, dopo aver segnato un +2,2% a dicembre. Si torna così ai livelli di agosto 2007. Lo annuncia l'Istat confermando il dato provvisorio diffuso all'inizio di febbraio. Su base mensile, invece l'indice è sceso dello 0,1%."

giovedì 12 febbraio 2009

Maledetti gufi

A tutti quei gufi maledetti che confondono la crisi dei giornali con la crisi dei giornali fatti di merda, la dimostrazione del fatto che i giornali se fatti bene vendono, sono appetibili e fanno un sacco gola agli imprenditori di mezzo mondo (vedi Bolloré in Francia, vedi Murdoch in America) è tutta qui. E' nei dati che nei prossimi giorni leggerete sui giornali sull'Economist. Che sono questi. Su base mondiale le copie dell'Economist sono aumentate nell'ultimo anno del 6,4%. Negli ultimi dieci anni, in tutto, del 99 per cento. Tiè.

Povero dabliù, manco na lettera

Ecco perché la lettera di Obama a Veltroni di una settimana fa e le polemiche conseguenti hanno solo infastidito il Cavaliere. «Obama - spiega il portavoce di Palazzo Chigi, Paolo Bonaiuti - ha solo risposto ad una lettera che il presidente del Pd gli aveva inviato in occasione della cerimonia di insediamento. E la risposta è un testo unico che la Casa Bianca invia per prassi a tutti quelli che hanno scritto al Presidente. Nessuno escluso».

martedì 10 febbraio 2009

Eluana

Confesso che ho le idee molto confuse su quello che è successo con Eluana, perché credo sia uno di quei casi in cui solo chi si trova in quella determinata situazione è in grado di capire qual è la cosa giusta da fare. Di questo ne sono certo. Così come sono certo che al centro della discussione che ha accompagnato gli ultimi giorni di vita di Eluana tutto sia concentrato su quelle quattro lettere che ho appena utilizzato. Vita, appunto. Sinceramente, credo che in questo caso, così come pochi altri casi, Berlusconi abbia fatto quello che si sentiva di fare, senza andare a sbirciare i sondaggi e senza stare a pensare se quello che diceva gli sarebbe convenuto o no. Semplicemente era quello che pensava ed era quello che credeva fosse giusto fare. La critica meno brillante che può essere fatta sul caso di Eluana è però quella che riguarda l'aver trasformato una sofferenza privata in un fenomeno mediatico. In una questione pubblica. E' una critica un po' superficiale questa, perché il caso di Eluana è stato un caso che è diventato pubblico per volontà della famiglia, e non certo per volontà dei media, del governo o del presidente della Repubblica. Era diventata un fatto pubblico, Eluana, e il suo papà aveva deciso deliberatamente di trasformare la sua battaglia in una battaglia non privata, che avesse infine una legittimazione da parte dello stato. Oltre a questo, ci sono un paio di altre cose che mi vengono in mente. La prima è che bisogna fare attenzione quando si gioca con le parole. Eluana era morta oppure no? Forse la domanda è sbagliata, forse chi considerava Eluana morta ancor prima che lo fosse davvero riteneva che il suo stato di salute non fosse degno di essere definito tale. Ma allora bisogna che chi ha questa convinzione parli chiaro e lo dica: quella roba lì non è vita, punto. Dire che Eluana era morta, quando poi alle 20.10 di ieri sera ti accorgi che non era morta affatto (grottescamente, gli stessi giornali che avevano difficoltà a mettere insieme la parola vita e la parola Eluana alle nove di sera titolavano tutti “Eluana è morta”) significa imbrogliare, e non ammettere qual è la radice del problema. Che è questa, secondo me. Eluana è stata uccisa, non è stata lasciata morire. E’ un caso completamente diverso da quello di Welby, questo, perché Welby è stato lasciato morire, perché in quel caso la terapia era senza dubbio una terapia, e le cure interrotte sono state un modo per lasciarlo andare, diciamo, “naturalmente”. Con Eluana invece no, l’alimentazione e l’idratazione ho difficoltà a considerarle come cure, e la mancata somministrazione di acqua e di cibo ho ancora più difficoltà a non definirle come far morire qualcuno piuttosto che lasciarlo andare. Quello che andrebbe discusso, e quello che dovrebbe offrire una risposta da tutta la storia che ha inconsapevolmente coinvolto Eluana, è diverso. E’ una risposta a una domanda semplice. E’ giusto oppure no che ci sia una persona che decida di far morire un’altra persona perché sostiene che quella sia la sua volontà senza poterlo dimostrare? Secondo me non è giusto. Secondo me è giusto che ci sia ora una legge fatta con i contro cazzi sul testamento biologico ed è giusto che, senza nascondersi dietro le parole, chi è favorevole all’eutanasia dica che in alcuni casi è giusto uccidere qualcuno per non farlo soffrire. Per questo, alla fine, credo sia assurdo non riconoscere che quella su Eluana sia una battaglia tra chi vuole la vita a tutti i costi e chi invece quella vita a determinate condizioni è disposto a sacrificarla. Le altre cose, sinceramente - cose per esempio come quelle che dicono i dirigenti del partito che io stesso ho votato e cose che dicono parecchi dirigenti dei partiti che grazie al cielo non ho votato - mi sembrano solo chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere.

sabato 31 gennaio 2009

Intercettati

Si può pensare quello che si vuole delle intercettazioni telefoniche. Che siano troppe, che siano usate male, che rendano meno solide le indagini. Eccetera. La mia idea, che è un'idea che mi porta persino a giustificare quelle persone che considerano le torture come mezzi purtroppo necessari per ottenere un risultato, è che più intelligence è sempre più intelligence, e che se le intercettazioni danno la possibilità di risolvere con più rapidità alcuni casi ben vengano. Punto. Per questo mi sembra una grandissima cazzata quella di rendere possibile l'uso delle telefonate registrate solo in presenza di "gravi indizi". Non bisogna confondere i due lati della faccenda: il problema delle intercettazioni telefoniche non è un problema che riguarda l'uso delle sbobinature nel corso delle indagini. Tutto quello che serve, di legale, per incastrare un farabutto per me va più che bene. Il problema è che chi ha in mano strumenti che, se gestiti male, possono mettere la tua privacy ad alto rischio quegli strumenti deve dare l'impressione non solo di saperli usare ma anche di saperli custodire. Scordatevi che quelle fughe di notizie che si trasformano in intercettazioni pubblicate sui giornali siano frutto del lavoro del bravo giornalista. Non è così, perché quando i brogliacci finiscono sui quotidiani, prima ancora che le indagini preliminari siano concluse, c'è sempre una manina che non è per niente disinteressata a veder processati i suoi indagati prima ancora che questi finiscano in un'aula di tribunale. Dunque, tutto giusto: è giusto non abusare con le intercettazioni perché intercettare (e questo lo dicono anche gli inquirenti) spesso impigrisce altre forme di indagine; sarebbe secondo me civile non pubblicare alcun verbale prima che un giudice non conceda un rinvio a giudizio; ma non è possibile e non è accettabile questa mezza pagliacciata del consentire l'uso di uno strumento spesso terribilmente efficace come le intercettazioni solo quando in realtà queste potenzialmente non servono più.

giovedì 29 gennaio 2009

Quel manigoldo del Cav.

Leggendo questa mattina l'articolo con cui per difendere Giorgio Napolitano Massimo Giannini fa a pezzi Tonino Di Pietro, c'è un passaggio incredibile in cui lo stesso Giannini dà una spallata a tutte quelle persone che considerano più o meno criminale una delle leggi più, diciamo, discusse degli ultimi mesi: il Lodo Alfano. Si può essere contrari o favorevoli, incazzati o innamorati del Lodo così come di tutte le leggi fatte dal Cav., ma come si capisce bene dalle parole di Giannini nella maggior parte dei casi questi restano tutti giudizi personali, perché se ci fosse qualcosa di illegale, qualcosa di criminogeno, qualcosa che minacciasse davvero la salute della Repubblica, o persino della democrazia, il Lodo non sarebbe mai stato firmato dal presidente della Repubblica. Scrive Giannini: "Come già accadde con il Lodo Schifani ai temmpi di Ciampi, anche il Lodo Alfano non appare manifestamente incostituzionale".

giovedì 22 gennaio 2009

Yes.

Segnatevi questa. “Il governo non vuole guidare le società, storicamente non l’ha fatto mai molto bene”, disse Obama.

giovedì 15 gennaio 2009

L'ultima, e interessante, polemica del Partito democratico

RAI: VITA (PD), VELTRONI HA RAGIONE, CERTI QUIZ OSCENI (AGI) - Roma, 15 gen - "Certi quiz televisivi sono scandalosi e forme di oscenita'. Ha completamente ragione Veltroni ad attaccare le trasmissioni come i quiz che distribuiscono soldi in quantita' e senza criterio in un periodo cosi' amaro per la vita di tanti. Sono proliferate trasmissioni di quel tipo su troppe reti televisive rendendo alcuni orari della giornata una striscia indistinta. Non e' questa la televisione cui la stessa Rai ci aveva abituato in altre stagioni, in cui pure i quiz apparivano diversi. Non si deve guardare al passato ma al futuro per salvare il servizio pubblico. E' utile ricordare al direttore di Raiuno Del Noce e alla consigliera Bianchi Clerici che nei paesi nei quali quelle trasmissioni furono 'inventate' sono in diversi casi state superate". Lo dichiara Vincenzo Vita, senatore del Pd e vice presidente della commissione di Vigilanza Rai.(AGI) Red/Mal 151949 GEN 09 NNNN

martedì 13 gennaio 2009

Il Foglio. "Rignano's Way"

Indagini, proscioglimenti, rinvii a giudizio, castelli e caccia alle streghe. Il passo lento della gogna mediatica spiegato a 38 km da Roma

Quattro rinvii a giudizio per Rignano

CASO RIGNANO: PROCURA NOTIFICA CONCLUSIONE INCHIESTA, VERSO 4 RICHIESTE GIUDIZIO E 3 ARCHIVIAZIONI Roma, 13 gen. (Adnkronos) - La procura della Repubblica di Tivoli (Roma) ha notificato la conclusione dell'inchiesta sui presunti abusi ai danni dei bimbi dell'asilo 'Olga Rovere' di Rignano Flaminio. Per quattro degli indagati, la maestre Patrizia del Meglio, Marisa Pucci e Silvana Candida Magalotti, nonche' per il marito della Del Meglio Gianfranco Scancarello, si profila la richiesta di rinvio a giudizio. Dovrebbero invece uscire dall'inchiesta, con la richiesta di archiviazione, la bidella Cristina Lunerti, il benzinaio Kelum Weramuni De Silva e la maestra Assunta Pisani. I reati ipotiozzati per tutti sono atti osceni, maltrattamenti, sottrazione di persone incapaci, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata, corruzione, violenza sessuale di gruppo e turpiloquio. (Saz/Gs/Adnkronos) 13-GEN-09 12:21 NNNN

About Soru

http://video.ilfoglio.it/ilfogliocatodico/preview/92

giovedì 8 gennaio 2009

Il Pd secondo l'Economist

Sul veltronianissimo Economist di domani, con un'originalissima tesi, si dice che il cancro del Partito democratico sarebbero gli ex dc.

Zagrebelsky

Anche oggi intervistato da Repubblica, Gustavo Zagrebelsky dice che in Italia la democrazia è "a rischio". Così a rischio che il dottor Zagrebelsky può ripeterlo ogni giorno e a ogni ora con le stesse parole e agli stessi giornali.

martedì 6 gennaio 2009

Tié

http://www.camilloblog.it/archivio/2009/01/06/il-foglio/

Scusate, proprio nungniafaccio

Io però a leggere ogni mattina il Giornale che fa le pulci sulla "questione morale" del Pd proprio non ce la faccio.

venerdì 2 gennaio 2009

La "questione morale"

Mi aspetterei che dopo il noto discorso di Veltroni sui "capibastone" del Partito democratico, evidentemente e genericamente rivolti anche ai casi di Pescara e di Matera, ecco, mi aspetterei che un partito "riformista" e bla bla bla oggi, oltre che parlare gridare urlare contro gli errori dei magistrati che sbattano in galera persone accusate di malafarri non dimostarti, facessero qualcosa di più. Non dire "è inaccettabile che si sbagli", etc etc, ma dire proprio che chi sbaglia si punisce e che, anche a costo di cambiare le leggi, si dovrà far di tutto per evitare che si possa finire in cella senza che ci siano un paio di vere prove schiaccianti.

Nonna moderna/14 - Christmas edition/2

Commentando un "presente" recentemente recapitato nella dimora in cui alloggia, lei, storicamente nota per il suo difficile rapporto con i doni natalizi, ha commentato così, in modo secco e schietto, la personalità di un'anziana signora da cui ha ricevuto un regalo. "Bagascia. Nel senso", si è poi corretta, "di donna di strada".

lunedì 29 dicembre 2008

Quanto non vorrei essere garantista a volte. Quanto

http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2008/12/28/969367-inchiesta_cantone_preferito_saviano.shtml

Da leggere

Bellissimo articolo di Micheal Oren su New Republic

Ingiustificata, scrive Paolo Ferrero su Liberazione

"Questa è la Gaza che viene bombardata indiscriminatamente dall'esercito israeliano. Questa è la Gaza che subisce una rappresaglia di violenza inaudita, sproporzionata e completamente ingiustificata".

Memorizzare please: "Ingiustificata"

Oddio

Sudo, tremo, ho paura. Ma dopo questa e questa forse sto diventando pure fassiniano.

Israele, il Papa e gli altri

Dalle agenzie. La Terra Santa e' ''nuovamente sconvolta da uno scoppio di inaudita violenza. Sono profondamente addolorato per i morti, i danni materiali, le sofferenze che le popolazioni vittime di questo tragico susseguirsi di attacchi e di rappresaglie. La patria terrena di Gesu' non puo' continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue che si ripete senza fine'', ha detto il Papa pochi giorni fa dopo aver letto sulle agenzie di stampa che dal 2001 a oggi, ininterrottamente, a Sderot sono caduti più di 4000 razzi Qassam. No, scusate, questo non l'ha detto nessuno.

venerdì 26 dicembre 2008

Nonna moderna/ 14

Stimolata dai non facili preparativi prenatalizi, forte di una tosta battaglia trionfalmente portata a termine con quattro astici vivi fino a poche ore fa e già da diverse ore pronta ad offrire ai suoi commensali un piccolo cappone da otto chili, ripieno di ragu, lei, innervosita anche dalla tradizionale febbre natalizia e stimolata da un'abbondante cena di cui è stata fiera protagonista, ieri l'ha messa così.

"Un cretinu più cretinu dell'altru sugnu. Ni possu vidiri, nii supportu. Chinnaffare cu u federalismi ieu? Farfanterie sono, farfantterie", dice con un chiaro riferimento alle recenti polemiche leghiste sulle riforme promesse (e non ancora mantenute) relative al federalismo. "E chiddatru? Chiffa? Chi dici? Chi ave? Iddu", dice storcendo la bocca e imitando in modo poco elegante il leader della Lega Umberto Bossi, "iddu si sapi chi voli una cosa e basta. Docu, u federalismo. E d'atru? Chi vole?". Chi? "Velltoni, chi nun si sapi più si è carne u pesci e che ormai depresso e però ancora che parla è".

martedì 23 dicembre 2008

Qualunquismo

Dell'inchiesta giudiziaria per il momento non me ne frega nulla, ma se c'è una cosa profondamente sentita da dire all'imprenditore che a quanto pare più degli altri si è occupato della manutenzione delle strade di Roma negli ultimi anni è questa: complimenti, dottor Alfredo Romeno, davvero ottimo lavoro.

venerdì 19 dicembre 2008

Sul Messaggero

Dopo aver notato che sono due giorni che sul Messaggero non compare il nome di Romeo in prima pagina, mi sono andato a rileggere un po' di roba su Caltagirone e Romeo e ho trovato alcune cosuzze interessanti. Tipo questa.

Il Foglio. Diffidare delle ordinanze, delle carte e delle sentenze con troppi aggettivi (vedi il caso Romeo)

Dicono che la differenza tra un bravo giornalista e un cattivo giornalista sta nell’avere così tanto materiale da avere la possibilità di raccontare un fatto senza aver bisogno di descrivere nient’altro che quello che si è raccolto, o quello che si è visto. Quando si racconta qualcosa – almeno così insegnano – meno aggettivi ci sono, meno commenti ci sono, meno avverbi ci sono, meno parole che lasciano intendere opinioni ci sono, e meglio è. Punto.
La stessa cosa, dovrebbe valere per le sentenze, per le ordinanze e per tutto ciò che magistrati e gip scrivono per informare di un reato commesso e per provare a inchiodare un indagato. Quando un articolo di cronaca è pieno di aggettivi c’è qualcosa di strano: sembra quasi che ci sia qualcuno che ti voglia convincere di qualcosa senza avere argomenti sufficienti per farlo. Con “le carte” spesso funziona allo stesso modo, e allora dopo aver letto la nota che la procura di Napoli ha scritto sul gran casino napoletano c’è un aspetto che va notato, perché sempre più spesso capita che ci siano gip che scrivono sentenze o ordinanze dando l’impressione di non riuscire a essere totalmente distaccati. Quasi come volessero convincerci di un fatto non solo offrendoci le notizie di reato ma provando a persuaderci con l’uso di aggettivi e avverbi giusti.

Leggete qui. “Da quelle parole, ascoltate nel corso di una telefonate che egli, amabilmente, intratteneva con Giorgio Nugnes…”. Romeo, “padre-padrone di uno dei maggiori gruppi imprenditoriali romani”. “Si affrettava a replicare il pubblico funzionario infedele”. “Esclusivo ed egoistico interesse di Alfredo Romeo e delle sue imprese”. “Una commistione impressionante…”. “Dirà un esaltato consigliere comunale nel parlare con Romeo…”. Ecco, naturalmente questo non basta per dire che c’è puzza di bruciato. E’ vero, ci sono alcune cose che non tornano, il reato contestato agli indagati di Napoli non sembra essere ancora del tutto verificato. Si parla di appalti e si parla di tangenti, ma dalle carte non solo non risulta esserci nulla che riesca a dimostrare in modo chiaro che i politici indagati hanno ricevuto chissà quale beneficio dalla società Romeo (per capire: non si parla di mazzette, non si parla di favori fatti ai politici, etc etc), ma in più due di quei famosi appalti per cui sono finiti sotto indagine anche gli assessori della giunta di Napoli non risulta proprio che siano mai andati in porto, dato che l’appalto che doveva finire in mano alla Global Service dei Romeo (quello sulle strade del napoletano bandito dalla provincia di Napoli) è stato bloccato, e quello che invece era stato bandito dal comune di Napoli è stato stoppato da un ricorso al tar del 28 febbraio.
Claudio Cerasa
19/12/08