Vedi vedi che magari, ci cade pure la Regione Lombardia, qui.
Apc-R.LOMBARDIA/ VALENTINI (PDL): SE LEGA VUOLE VOTO SIAMO PRONTI Il consigliere replica al capogruppo del Carroccio al Pirellone
Milano, 23 mag. (Apcom) - "Galli vuole anticipare le elezioni?
Noi siamo pronti". Paolo Valentini, consigliere di Forza Italia Popolo della Libert� in Regione Lombardia replica così al capogruppo della Lega Nord al Pirellone, Stefano Galli, che dalle colonne de Il Foglio ha minacciato il voto anticipato in regione Lombardia. "Dimostri però - argomenta Valentini in una nota - che queste non sono solamente parole per i giornali e prenda una posizione chiara, ritirando i suoi assessori e presentando una mozione di sfiducia al governatore Formigoni, così vedremo se la Lega sarà pronta a seguire il suo capogruppo".
"E' evidente - ha aggiunto Valentini - che la Lega, che dovrebbe apprestarsi ad approvare il federalismo, sia in questo momento in grande difficoltà. Il passo spedito di Formigoni e della sua Giunta su questi argomenti spaventa il capogruppo Galli, insieme a qualche altro esponente della Lega, che si sente esautorato dal ruolo di portabandiera del federalismo. Sarà bene ricordare - conclude Valentini - che la Lombardia è stata il luogo dove il federalismo ha iniziato a concretizzarsi e questo è stato possibile grazie alla compattezza di questa maggioranza che ha saputo attirare a sè anche il sostegno di buona parte dell'opposizione".
venerdì 23 maggio 2008
Sesoncazzati
Il Foglio "La Lega agita il voto anticipato lumbard contro il CaW de Milan"
giovedì 22 maggio 2008
Il Foglio. "Tessera numero 1 del Pd e del CaW. Super De Benedetti"
Udite, udite. “Le misure prese ieri dal Consiglio dei ministri sono in linea con i desideri e le richieste del paese. E’ positivo, infatti, che ci sia stata un’affermazione forte che lo stato esiste”. Sono le stesse parole utilizzate oggi da due dei quotidiani di riferimento del Popolo della Libertà (Secolo e Giornale) e sono le stesse argomentazioni con cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Boniauti, aveva commentato i provvedimenti varati ieri dal Consiglio dei ministri (“Sì, lo stato c’è”). Quelle parole tra virgolette, però, non arrivano dall’ufficio stampa del Cav. e non arrivano neppure dal primo piano di Palazzo Chigi. Arrivano dall’ingegnere Carlo De Benedetti, che è editore del gruppo Espresso, che ancor prima che il nascesse il Pd ne rivendicò la tessera numero uno, che con la Repubblica ha tirato la volata di Walter Veltroni alla candidatura a Palazzo Chigi e che fino al giugno 2005 sosteneva che il Dna del Cav. fosse “autocratico” e dunque incompatibile con la politica (“Io sono, rimango, ero e continuerò a essere contrario agli imprenditori in politica”, disse a Massimo Gaggi tre anni fa). Invece, questa mattina, CDB ha trattato il primo atto ufficiale del Cav. IV con lo stesso approccio costruttivo che avuto nelle ultime settimane il quotidiano di largo Fochetti. Per fare un esempio, ma basta leggere gli articoli elogiativi pubblicati oggi dopo il Cdm di Napoli, il giorno dopo il discorso alla Camera del premier, il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini il nuovo Cav. l’aveva definito così: “Pontefice repubblicano”. Ma le parole di CDB confermano l’impressione che al dialogo tra il Cav. e W. il gruppo dirigente di Repubblica ci crede davvero, ci crede se è possibile anche più del Corriere della Sera (sedotto più dalle nuove pagine tremontiste che dal Cav. “epifanico” , definizione di Giannini) e ci crede così tanto da non aver paura a zittire chiunque provi a mettere ostacoli tra il premier e la sua ombra del Pd (vedi il caso Travaglio-D’avanzo). Tanto che, poche settimane dopo aver definito “troppo barocco per la nostra società il sistema dualistico” (inteso quello delle banche, sottointeso quello indossato dai due ex gemelli del gol del Pd, Veltroni e Rutelli), e poche settimane dopo aver scaricato solo uno di quei due gemelli del gol (Rutelli), la tessera numero uno del Pd, da oggi, si candida a essere anche formidabile tessera numero uno di un altro partito, quello del CaW.
Claudio Cerasa
22/05/08
Il Foglio. "Avanti Popolari, alla riscossa per W. E’ la quarta fase del Pd"
mercoledì 21 maggio 2008
Nonna moderna/8
Stamattina, lei, leggendo sulla Stampa i duri provvedimenti con cui il governo ha intenzione di dare lotta dura senza paura (anche - oddio questo "anche" con che sforzo l'ho scritto) ai rom (che sono 140.000 in tutta Italia, 7 mila a Roma, 6.6 mila a Milano e sono in totale lo 0.2 per cento della popolazione italiana di cui il 40 per cento di nazionalità italiana), passando a pagina 4 senza neppure leggere la "Jena" (bellissima) di questa mattina, e dopo aver capito (a seguito di una discussione estenuante) che la redazione del "Foglio" non è anche la redazione di "Otto e mezzo", lei, se ne esce – clamorosamente – così. "Ma u vidisti, assira, a Ballarò, Bellusconi chi liggia tutti quei numméri di (parola incomprensibile) e che citava a tutti quei signori docù? Vidissi come la applaudirono". Io: "Veltroni, era".
(Traduzione. "Hai visto, ieri sera a Ballaro, Berlusconi che leggeva tutti quei numeri di - parola incomprensibile - e che citava tutti quei nomi di persone? Sapessi in che modo, convinto, lo hanno applaudito". E io: "Nonna, quello era Veltroni").
"Conflitto interessi"
Oggi il senatore Marco Diana, Popolo delle libertà, dice che Soru all'Unità è una cosa poco opportuna, "C'è conflitto d'interessi".
Il Foglio. "2.800 delegati per la Costituente che non c’è (e che però cambia nome)"
Oplà, e Soru si compra l'Unità
Lo scrivono oggi i giornali e Veltroni, comprensibilmente, è piuttosto felice. In fondo non era così difficile prevederlo, no?
martedì 20 maggio 2008
lunedì 19 maggio 2008
Geronimo
Tra l'altro, giusto una piccola annotazione, per capire qualcosa delle dietrologie vere e presunte e possibili del nostro paesello, leggete anche questo libro qui, e dopo averlo letto non appena troverete su un giornale la parola "Kroll" sappiate che è molto probabile che stia per succedere un casino o che almeno ci sia qualcuno pronto a farvi credere che stia scoppiando quel casino.
domenica 18 maggio 2008
Andrea Romano, Compagni di scuola, il Partito democratico, le particelle di sodio
Ho riletto il libro di Andrea Romano, compagni di scuola, e dopo averlo letto un po' superficialmente un anno fa, quando mi era piaciuto, oggi trovo sia un buon libro pieno di informazioni utili (virgolettati, interviste, bellissima la parte in cui si ricorda la vecchia Fgci romana con Veltroni, Bettini, Borgna e Pasolini - e pensando che, trent'anni dopo aver avuto Pasolini a villa Borghese, sul palco di piazza del Popolo Veltroni quest’anno il Pd aveva Lorenzo Jovanotti ti fa capire molte più cose di un saggio di Ilvo Diamanti. Però questo è un altro discorso) solo, dicevo, che questo è un libro che parte da una giusta premessa (la classe politica che oggi ci spiega come l'Italia si deve rinnovare è la stessa che ci spiegava come rinnovarci vent'anni fa). Un libro che però non riesce a spiegare il perché di questa storia. In estrema sintesi, non credo proprio che il problema del Pd fatto dai vecchi compagni di scuola sia quello che i vecchi compagni di scuola hanno creato un cordone di potere così forte da aver strozzato in culla i giovani emergenti. Basta con questa storia. Davvero. Se D'Alema, Veltroni, Fassino etc sono gli stessi che giravano dalle parti di Berlinguer negli anni Settanta (Berlinguer, tra l'altro, puntava più su Fassino che su D'Alema) il punto è che non c'è stato nessun'altro in Italia che a sinistra, fino a oggi, sia stato in grado di stare, per così tanto tempo, così dicono i colti, "sugli scudi". Nessuno. Sotto i vecchi compagni di scuola, se non vogliamo dire che non c'è niente, c'è molto poco e non perché ci sia un tappo che ostruisce tutto ma perché sotto quel tappo, purtroppo, c’è lo stesso effetto sonoro di quella terrificante pubblicità dell’acqua Lete. Dove una simpatica particella di sodio, disperata, si guarda attorno alla ricerca di altre particelle di sodio. Si guarda attorno e dice che, porca puttana, “Qui non c'è nessuno”. E si dispera ma con gli occhi, però, di chi ha tutta l’aria di rallegrarsi. "Sono sola come una particella di sodio”, dice la particella di sodio. Cosa che Veltroni, tra l'altro, non gradirebbe affatto. Perché oggi, il segretario del Pd, prenderebbe senz'altro da parte la particella e le direbbe di aggiornare il vocabolario. Sciocchina, direbbe Veltroni, tu non sei “sola”. Tu sei semplicemente “libera”.
Massimo D'Alema e le correnti che diventano partiti, nel 1999
"Se tutto il centrosinistra fa il partito Margherita che poi si sparpaglia in vari gruppi sarà una curiosità e porteranno le scolaresche a vederlo, ma non sarebbe un punto di forza per l' Italia".
Massimo D'Alema, 20 febbraio 1999
"Divisi non si vince". E chi lo diceva?
"Dobbiamo rifare l' Ulivo. Abbiamo bisogno di un marchio comune, di un arcobaleno teso su tutta la coalizione, e riconoscibile dal Paese a prescindere dai partiti che ne fanno parte. Dopo questo voto, credo sia difficile negare che un centrosinistra diviso in dieci liste fa solo il gioco di Berlusconi...".
Walter Veltroni, 15 giugno 1999
"Giovani"
Enrico Salza, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo, oggi intervistato dalla stampa risponde alla domanda "giovani che promettono bene per la classe dirigente" facendo il nome di Luca Remmert. Che ha 53 anni.
sabato 17 maggio 2008
venerdì 16 maggio 2008
David Brooks dà sempre una pista a tutti
"Hezbollah is one of the world’s most radical terrorist organizations. Over the last week or so, it has staged an armed assault on the democratic government of Lebanon".
Il Foglio.it "Quello che nessun interista dovrebbe fare a un passo da domenica"
Non è una cosa bella quella che sta succedendo all’Inter, perché non è bello arrivare all’ultima giornata di campionato soffocati da improvvise intercettazioni telefoniche che pur non avendo alcuna rilevanza penale riescono comunque a scaraventare addosso alla squadra un numero sufficiente di secchiate di letame da rendere più difendibile del dovuto la squadra di Mancini. La Roma è stata magnifica negli ultimi mesi e ha avuto il merito di strappare dalle mani dell’Inter il sonnifero con cui Ibra, Cruz, Zanetti e Viera avevano ormai fatto appisolare tutte le altre squadrette. Dunque, onore alla Roma ma oggi più che mai forza Inter. Perché sarà diventata anche una delle squadre meno amabili del mondo, ma con tutta questa zozzeria finitale addosso anche per il tifoso nerazzurro meno portato a difendere l’Inter morattiana è difficile non sperare che, ora più che mai, domenica allo Stadio Tardini ci sia una squadra in grado di sacrificare la resistenza del Parma per difendere non solo il pallone ma molto altro da tutte le monnezze da sottoscale finite contro i campioni d’Italia. Dunque onore alla Roma, onore a Perrotta, De Rossi, Vucinic e a Francesco Totti, ma oggi più che mai forza Inter!
Claudio Cerasa
E qui.
Italy of America
Faranno pure schifo le primarie da noi, però che cazzo almeno non durano un anno e mezzo.
Il Foglio. "Così W si crea il ruolo di interlocutore unico a destra e a manca"
giovedì 15 maggio 2008
Il Foglio. "Il Pd è ancora liquido". Tessere e sezioni non si vedono. Le fondazioni sì. Letta, Verini, Garofani, Vita spiegano perché
mercoledì 14 maggio 2008
Il Foglio.it "Ecco perché D'Avanzo ha scomunicato il travaglismo sul giornale di Travaglio e di D'Avanzo"
La corrispondenza tra Giuseppe D’Avanzo e Marco Travaglio registra oggi una nuova puntata con un ispiratissimo giornalista di Repubblica che sulle pagine del quotidiano romano ha scomunicato Travaglio. Con un colpo di classe (o un colpo basso?) il collaboratore dell’Unità e della Repubblica di Torino, dopo essere stato definito da D’Avanzo, ieri, manipolatore di lettori “inconsapevoli” e giornalista che “bluffa”, risponde proprio su Repubblica spiegando che le “chiacchiere stanno a zero”. Travaglio ricorda che a proposito del caso Schifani lui si è “limitato a rammentare un fatto vero” e che, seppur riguardo ai quei “fatti” ci siano “rapporti di nessuna rilevanza penale”, dall’altra parte questi sono fatti di “grande rilievo politico-morale”. Certo, per chi puntigliosamente come Travaglio racconta solo “fatti”, l’espediente linguistico del “grande rilievo politico-morale” è un po’ curioso. Essere costretti a definire un fatto di “grande rilievo politico-morale” senza limitarsi a raccontare solo i fatti, nasconde questa piccola contraddizione di fondo: se i “fatti” necessitano di commento, significa che i fatti raccontati non sono così evidenti per dimostrare qualcosa. Pensandoci bene, quelle parole non sono poi così diverse da quelle già utilizzate da Travaglio e da Gomez nel libro “Se li conosci li eviti”. I due giornalisti, a questo proposito, avevano già anticipato il nuovo approccio alla cronaca giudiziaria del travaglismo spiegando, nelle prima pagine del loro volume, che il discrimine per valutare l’attività politica di un politico non si limita più “al criterio dei precedenti e delle pendenze penali”. Siamo “convinti – scrivono i giornalisti – che non basti essere incensurati per fare politica” e per questo “abbiamo scovato i nemici della legalità”. E’ anche per questo che nel vocabolario travagliesco i fatti non sono solo fatti ma sono anche “moralmente disdicevoli”. Non importa se sono reati, sono comunque disdicevoli. Così, rispondendo a Travaglio, D’Avanzo dice invece che “non sempre i fatti sono la verità”. E a questo proposito ricorda un episodio dell’8 agosto del 2002, quando Travaglio avrebbe passato le sue vacanze con Giuseppe Ciuro (detto Pippo) dormendo in un residence pagato da Michele Aiello. D’Avanzo spiega che Aiello è lo stesso Aiello che verrà poi condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso e che Ciuro è lo stesso sottufficiale di polizia condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e per aver rivelato segreti d’ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Il parallelismo è notevole. Perché, da un lato c’è Travaglio che in tv ricorda i rapporti di Schifani con persone poi condannate per mafia. Dall’altra, invece, c’è D’Avanzo che ricorda i rapporti di Travaglio con persone poi condannate per mafia. “Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all’integrità di Marco Travaglio un’ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice?”, si chiede D’Avanzo che incalza Travaglio puntandogli contro lo stesso meccanismo con cui il corsivista dell’Unità costruisce nei suoi libri e nei suoi interventi il parametro di giudizio per identificare cosa è vero, cosa è falso, cosa è giusto e cosa è sbagliato. “Un fatto ci indica sempre una verità?”, si chiede D’Avanzo. No, naturalmente: Travaglio non è un mafioso per il semplice fatto che ha frequentato persone che sarebbero state condannate per mafia e le parole contenute in un brogliaccio di polizia, come Travaglio ovviamente sa, sono il resoconto di un fatto, non “la verità da scagliare contro qualcuno". E chissà che Travaglio non abbia capito che il giochino non piace più a nessuno (e comunque non a D’Avanzo).
Claudio Cerasa
14/05/08
Pacatamente
(ASCA) - Roma, 14 mag - 'Pacatamente e serenamente, come dice il principale esponente dello schieramento a me avverso, se po' fa, si puo' fare'. Silvio Berlusconi usa sorridente una espressione di Walter Veltroni, divenuta un tormentone durante la campagna elettorale, per richiamare tutti a uno sforzo comune nell'interesse del paese.
Berlusconi auspica, in conclusione della sua replica alla Camera per il voto di fiducia al governo, un clima 'piu' sereno', un metodo 'piu' tranquillo di discussione' e inoltre 'un'attitudine politica severa, rigorosa, ma non disfattista e arrogante'.
martedì 13 maggio 2008
Inveltronito (e se non fosse che c'è clima di dialogo forse il Cav. potrebbe anche querelare)
(ANSA) - ROMA, 13 MAG - 'Berlusconi si e' inveltronito. Ha dimostrato di essere anni luce lontano dai toni della campagna elettorale, ma anche dai toni del 2001'. Lo ha detto Ermete Realacci, del Pd, parlando in Transatlantico con i cronisti che gli chiedevano perche' avesse applaudito il Presidente del Consiglio durante il suo discorso per la fiducia.
Questo posto è bellissimo
Ieri sera, con inconsueto spirito giovanile, sono stato portato in questo posto meraviglioso.
Questo articolo è perfetto
Ieri, Filippo Facci.
"Travaglio deve ancora fornire spiegazioni, detto tra parentesi, circa l’episodio che lo rese noto: la volta ossia che andò da Luttazzi a sostenere riga per riga tutte le accuse che dipingevano Berlusconi come un mafioso. Quelle accuse sono cadute tutte, ma lui non si è mai scusato. Ha continuato a riportare ogni singola accusa nei suoi libri. Tutte. Dicendo magari che le indagini sono state archiviate, sì, «ma con motivazioni durissime». In natura esiste qualcosa del genere: si chiama scarabeo stercorario. Nel giornalismo italiano si chiama Marco Travaglio".
Tutto l'articolo qui.
Capezzone
C'è qualcosa che sta cambiando in giro, e pure a destra c'è un aria nuova che si respira anche se i volti sono sempre quelli veccchi. Però, per esempio, Capezzone portavoce della vecchia Forza Italia è una bella notizia.
Il Foglio. "Quando fu abortito Moro. Maggio 1978, la tragedia italiana e cattolica del sacrificio di un uomo e del voto sulla 194
L’opposizione della Dc all’aborto legale era “ostacolo alla facilità di contatto con le masse e alla cooperazione. Era stato Moro il primo a piegare la testa alla “moderna coscienza pubblica”. Cronaca di un mese molto particolare.
(Pezzo veramente molto lungo)
Il Foglio "Sicurezza ombra. Minniti e Tenaglia per incalzare il governo s’ispirano pure al modello Essex. Disegno di legge pronto"
Il Foglio.it "Tutto quello che un interista vorrebbe dire a Mancini e non ha il coraggio di dirgli"
Ci sono cose che il tifoso interista non ha mai avuto il coraggio di dire a Roberto Mancini e che oggi invece direbbe molto volentieri al bellissimo allenatore nerazzurro. Non si tratta solo di Burdisso, che non è un giocatore di calcio ma visto che Mancini fino a poco tempo fa aveva come consigliere di fiducia il signor Fausto Salsano (famoso, più che le prodezze sui campi da gioco, per essere stato l’uomo che ha senza dubbio ispirato la pettinatura di Massimo Calearo) si capisce che il Mancio abbia serie difficoltà a capire cosa serve a una squadra e cosa non serve. (Caratteristica, tra l’altro, necessaria a chiunque aspiri a diventare un allenatore dell’Inter di Massimo Moratti). Non si tratta neppure di riuscire a essere in grado a fare il cambio sbagliato nel momento sbagliato – caratteristica, tra l’altro, necessaria a chiunque aspiri a diventare un allenatore dell’Inter di Massimo Moratti – con una continuità così raccapricciante da rendere in fondo il Mancio più simpatico anche di un Corrado Orrico o di un Mircea Lucescu. C’è dell’altro, purtroppo. Perché la differenza tra Roberto Mancini e tutti gli altri allenatori che l’Inter ha avuto negli ultimi anni è che gli altri allenatori avevano un’idea precisa di come far giocare la squadra e non vincevano mai perché quell’idea era sempre sbagliata. Roberto Mancini, e un tifoso dell’Inter non fa certo fatica ad accorgersene, un’idea di come giocare a calcio non ce l’ha e da tre anni, invece, finge di averne una bellissima. I cronisti che lo hanno seguito già nei primi anni a Roma, alla Lazio, sanno che il Roberto Mancini che oggi gioca con cinque terzini (e che se solo sessant’anni fa fosse vissuto in Russia e ne avesse avuto la possibilità avrebbe schierato fluidificanti di fascia anche nei Soviet di Stalingrado) è lo stesso che a fine partita, parlando con i giornalisti, confessava che nella sua formazione ideale a centrocampo dovrebbero esserci tutti giocatori offensivi e che difendere troppo il centrocampo era come non averci nessuno lì, in quel fazzoletto di campo (il Mancio prendeva come esempio Dejan Stankovic). Poi si è visto come è finita, con Zanetti, Chivu, Burdisso, Maxwell e si potrebbe continuare per ore, fino a essere costretti a rimpiangere Farinos. Ci sono tante cose che un tifoso interista vorrebbe dire al Roberto Mancini, che si lamenta con gli altri dei problemi che dovrebbe risolvere lui. Perché se un difensore tira un rigore che non doveva tirare la colpa non è del difensore ma del bellissimo allenatore che gli permette di tirarlo e che quando lo vede avvicinarsi sul dischetto non ha le palle di dire no, questo non puoi farlo. Il Mancio, forse, vincerà lo scudetto domenica prossima perché il Parma ha esonerato Cuper dando fiato a tutte le combinazioni possibili delle teorie di complotto (il Parma aveva nella clausola con Cuper il dettaglio che in caso di salvezza Cuper non sarebbe stato licenziato. Dunque, teoria del complotto numero uno, il Parma ha licenziato Cuper perché non si vuole salvare e vuole far vincere lo scudetto all’Inter; oppure, teoria del complotto due, perché ha capito che l’Inter è così poco competitiva che salvarsi è inevitabile e avere Cuper sul groppone per un anno ancora sarebbe forse stato un po’ troppo eccessivo anche per una squadra generosa come il Parma). Forse il Mancio non vincerà, forse il Mancio riuscirà a non vincere neppure con il Parma allenato dal mister della primavera, ma comunque il tifoso dell’Inter apprezzerà lo sforzo di Mancini che in soli tre anni è riuscito comunque ad attualizzare, rovesciandola, la vecchia teoria di Victor Hugo. “Si può resistere all’invasione degli eserciti, non si può resistere all’invasione delle idee”. Purtroppo Mancini ha dimostrato che è anche vero il contrario. Si può resistere all’invasione degli eserciti, si può resistere anche ai terzini schierati in ogni zona del campo e si può resistere pure alle nostalgie per Hector Cuper e Gigi Simoni. Ma purtroppo, alla ritirata completa delle idee proprio non si può resistere e se Roberto Mancini avesse voglia l’anno prossimo di seguire la strada delle sue idee stia tranquillo, ché in piazza a protestare non ci andrà neppure Nicolas Burdisso.
di Claudio Cerasa
domenica 11 maggio 2008
Roberto Mancini
Lo ribadisco. Magari si vincerà la prossima settimana, ma Roberto Mancini resta uno dei peggiori allenatori del mondo.
A proposito del Libano
Leggendo i giornali di oggi e soprattutto Eugenio Scalfari e soprattutto le pagine esteri di Repubblica c'è una cosa che mi spaventa ed è l'approccio giornalistico, e di una certa sinistra che ci va a braccetto, con Hezbollah (Hizbollah, se vogliamo far finta di essere fichi e di leggere anche i giornali stranieri). Le sfumature con cui i giornali hanno raccontato il golpe del Partito di Dio sono quelle di chi si trova di fronte a un movimento turbolento che quasi comprensibilmente ha reagito aprendo il fuoco a chi aveva bloccato la trasmissione del proprio network. Bene. Bene anche che Scalfari metta insieme Hamas e Hezbollah, bene che sia chiaro finalmente che Hezbollah sia un braccio di Teheran che passa per la Siria e arriva fino in Libano con le armi caricate in Iran. Bene. In tutto questo, però, manca solo una cosa da capire. E' così difficile dire che Hezbollah non è un gruppetto eroico di resisteni solo un po' biricchino che si arma per difendersi dalla "minaccia israeliana", come la chiamerebbero da quelle parti? E' così difficile dire che Hezbollah è un gruppo di terroristi con un esercito parallelo e con una tv satellitare che anche l'Unione Europea aveva detto di chiudere già tre anni fa? "Terroristi". Ci vuole così tanto a scriverlo?
venerdì 9 maggio 2008
La riunione del Foglio, di ieri
Riunione asciutta, piena di indiscrezioni, pezzi carnosi e direttore in giornata papillon. Breve discussione sul nuovo ministro dei Beni culturali, onorevole Sandro Bondi. Il vicedirettore Ubaldo Casotto ha ricevuto un articolo del ministro. Giuli, che in redazione qualcuno ha proposto come ghost writer di Gianni Alemanno, riferisce di alcune telefonate imbarazzanti ricevute dall'entourage del sindaco di Roma (sconosciuti che propongono se stessi alla guida delle municipalizzate romane). C’è poi da commentare un governo nato poche ore fa. Il direttore articola un piccolo saggio sul femminilismo berlusconiano di governo che è adolescenziale, bellissimo e molto diverso da quello invece maturo di Sarkozy e Zapatero. I muratori continuano a martellare con vivacità sui muri, Cundari legge l’intervista di D’Alema sul giornale di Antonio Polito che non è mai stato dalemiano ma che da due settimane parla solo di D’Alema (in redazione la parola “dalemiani” è una parola molto a rischio. Ogni giorno è oggetto di dibattito e quando non c’è il dibattito bastano gli sguardi. In sintesi: i dalemiani, secondo i dalemiani, esistono solo nella testa dei non dalemiani. I non dalemiani, che in redazione sono ormai piuttosto distinguibili – circa tre – vedono invece dalemiani in ogni dove). C’è uno shadow cabinet in arrivo e Soru sta per comprare l’Unità. Paginone su Obama. E’ una pop star, è la vera storia del momento, per il direttore, e la redazione esteri per qualche giorno si trasformerà in una piccola redazione Obama. Sul filo sottile che lega (legherebbe) Obama e Veltroni ci sono cose che non si possono scrivere sul giornale ma che si possono dire in riunione: uno dei due sembra non sia nero. Uno dei due non è così avvenente. Uno dei due ha parlato bene dell’aborto. Lunga discussione su Sora Lella (misteriosamente, sulla signora Bertinotti quasi ogni redattore conosce un aneddoto). Di Michele ha un suggerimento per i palinsesti domenicali Mediaset (sora Lella con Donna Assunta a Buona Domenica) e dopo una breve conversazione su salotti e mondanità (“Uscire la sera non è un reato ideologico”, dice il dir), Peduzzi incanta il direttore segnalando un pezzo dell’ex ambasciatore John Bolton sul Cav. Il direttore nota che si parla, in effetti, di Berlusconi in ogni paragrafo e Di Michele dice che così però sembra un editoriale di Mario Giordano.
Claudio Cerasa
giovedì 8 maggio 2008
mercoledì 7 maggio 2008
martedì 6 maggio 2008
Roberto Mancini
A volte, Mancini, questo bellissimo allenatore, mi fa rimpiangere anche il buon Roy Hodgson. Nel senso: l'unica cosa buona che è riuscito a fare Roy Hodgson è stata quella di vincere una notte di qualche anno fa 5-4 contro la Roma a Roma (sei gol di Simeone, se non ricordo male). Hodgson è stato uno dei peggiori allenatori dell'Inter (non a caso Moratti lo ha prontamente riportato all'Inter) ma state certi che se avesse avuto gente come Burdisso, Rivas o Maniche al derby magari avrebbe fatto giocare Javier Zanetti prima punta di un 4-2-3-1 ma quelle tre pippe lì, al derby scudetto, lo avrebbe capito anche lui che sarebbero stati buoni al massimo per una coppa Italia (competizione dove Roberto Mancini non ha eguali). Un conto è essere incompetenti tatticamenti (Hodgson); un conto è essere incompetenti e basta. Domenica, a meno di follie, si vincerà lo scudetto (bastano tre punti, che cazzo); ma se mi dite che questo scudetto lo si è vinto grazie a Mancini, scusate ma mi viene da vomitare.
Pronto? Fantacalcio?
Tira più un voto per Mutarelli che per Gordon Brown
A questo punto del campionato, qualsiasi giornalista abbia avuto a che a fare, per un motivo qualsiasi, con un qualsiasi giornale sportivo riceve una telefonata. Potresti solo averci solo scritto, su quel giornale; potresti solo aver chiamato un centralino, potresti solo aver inviato un curriculum, potresti solo averci collaborato, potresti solo conoscere uno stagista; ma la telefonata, comunque, la ricevi. Inizia più o meno così. Il conoscente ti saluta e ti dice, misteriosamente, che gli devi un favore. Tu, naturalmente senza aver idea di chi sia il conoscente, lo lasci parlare e cerchi di capire di che, e di chi, si tratta. Vorrà parlarti di Veltroni, pensi; al massimo ti vorrà offrire uno spunto sulle origini della clamorosa, e avvincente, sconfitta del Partito democratico a Todi; magari vorrà segnalarti, pensi, l’arrivo degli ultimi modelli di aspiratori abortivi. Invece no. Arriva, lui, e ti chiede se conosci qualcuno lì al Corriere o lì alla Gazzetta. Tu, ingenuo, naturalmente dici di sì (ché non sta mai bene, soprattutto se non hai idea di chi sia la persona con cui stai parlando, quando qualcuno ti chiama e ti chiede se conosci qualcuno dire di no.). E allora, “l’amico”, insistendo, ti ricorda del “favore” e ti parla di classifiche, di voti e di pagelline ti dice “fantacalcio” e, amichevolmente, ti offre del denaro. Senti, ti dice, mi servirebbe bombarli un po’; con un tono che non ammette repliche, o dubbi, sull’origine del complemento oggetto. “Bombarli un po’”. Ma che? Lui comincia a parlarti di “punti di distacco”, ti spiega che “qui ci si gioca tutto” e ti dice che per un “senza voto” rischia “la vita”. Amico mio, ti prego: aiutami. E allora, tu pensi che, sì, questi sono giorni difficili. Ché ci sono lupomanni che arrivano in Campidoglio, ché ci sono partiti che rubacchiano con le percentuali (33 per cento non significa, com’è noto, 34), ché ci sono comizi che ieri ospitavano scrittori come Pasolini e oggi ospitano cantanti come Jovanotti; ché, poi, ci sono anche tutte quelle destabilizzanti coincidenze temporali (per esempio, l’Inter che prova a perdere lo scudetto sempre nello stesso giorno). Si capisce, quindi, che ci possano essere ragioni più che comprensibili per cui, anche stimati professionisti, possano festosamente impazzire, possano così scrivere ai vicedirettori della Gazzetta e, dimenticandosi di lupomanni in Città, di caimani a Palazzo, di ciarrapichi al Senato, possano avere il tempo di stare lì a scongiurare il cronista sportivo. Una certa continuità nella disperazione può generare la gioia, diceva il vecchio romanziere Albert Camus. Definizione che potrebbe perfettamente essere cucita sull’abito di un Al Gore, di una Ségolène Royal o di un Gordon Brown; ma che l’amico del giornalista sportivo collettivo, per via del fantacalcio, consiglia invece di applicare – ogni anno a questo punto del campionato – alle pagelline sportive del lunedì: per provare disperatamente a bombare un voto in più non per un Gordon Brown o per una Ségolène Royal ma per un Massimo Mutarelli.
Claudio Cerasa
06/05/08
Analisi del voto di Veltroni
Secondo Veltroni, il Pd ha vinto le elezioni e il centrosinistra le elezioni non le vince da quindici anni.
mercoledì 30 aprile 2008
Il Foglio. "L’agenda Panebianco punta ancora sul CaW"
martedì 29 aprile 2008
Conversazione su Rutelli e Gianni Alemanno
Significativa presa di posizione oggi tra me e un mio amico. Su messenger (che per fare un commento di unica inutilità resta la vera alternativa di valore a Skype).
Alighiero: dux!
Io: eiaieiaallalaa
Alighiero: vecchio mio, ti devo confessare che provo sensazioni variegate in questo momento
Io: Mi spieghi, camerata
Alighiero: Come ben sai non sono mai stato un supporter del Pd
Alighiero: E neanche di alemanno
Alighiero: Da una parte però sono contento che dopo 15 anni cambi amministrazione a roma
Alighiero: d'altro canto non sono contento che il cambiamento sia Alemanno and friends
Io: Io però ho sempre detto che avremmo vinto, noi camerati
Alighiero: Sono incontentabile cazzo
Alighiero: Su questo discuteremo forse
Alighiero: Ma non so se è peggio alemanno o il cda dell'auditorium
Io: Hanno vinte le buche, i tram, le metro, gli zingari, i punk a bestia, etc
Alighiero: O non hanno vinto le grandi feste
Io: mi commenti questa sconfitta
Alighiero: Te la commento così, con un aneddoto. Ieri sono andato all'auditorium a vedere le interviste impossibili. La piazza dell'auditorium era piena di teste bianche e dallo zoccolo duro dei parioli poichè c'era anche un concerto di musica classica
Alighiero: C'era anche scalfari
Alighiero: nel parcheggio dell'auditorium vicino alla mia matiz c'era una ferrari una lamborghini una bentley e una porsche
Alighiero: una delle interviste era tra la guzzanti e cammilleri
Alighiero: la guzzanti faceva "venerdi" di robison crusoe
Alighiero: solito pippone sul teatro, sulle culture alte, sulla sparizione dei dialetti e delle tradizioni culturali
Alighiero: alla gggente come si dice qui a roma
Alighiero: non gliene frega un cazzo del teatro perchè guarda la tv
Alighiero: piace o non piace questo è
Alighiero: la politica delle culture alte ha perso
Alighiero: i tassinari fanno più opinione
Alighiero: e vincono le elezioni
Io. Schifani però sarà un ottimo presidente del senato
Alighiero: la sinistra deve andare a parlare con i tassinari non solo con la guzzanti e camilleri
Io: giusto
Alighiero: poi in settimana sono stato a verona
Alighiero: dove ci sono i leghisti quelli veri
Alighiero: detto che me fanno pena
Alighiero: anche loro sono nei bar
Alighiero: nelle piazze
Alighiero: fanno politica
Alighiero: poi secondo me c'è tutta un'altra discussione da fare sullo scollamento tra intellettuali e masse
Alighiero: ma di questo se ne deve parlare tete à tete
Io: La sinistra ha perso Roma anche perché proiettando la città sul palco internazionale a uno gli viene in mente, poi, di andare a vedere che cazzo succede nello scenario internazionale e quando torna nella sua città dice, ma vaffanculo, meglio se non mi deprimevo andando a conoscere il meraviglioso scenario internazionale
Alighiero: si ma la candidatura del piacione è esemplare
Alighiero: di una crisi della classe dirigete
Alighiero: non si può candidare uno che non viene votato da chi vota pd alla provincia
Nonna moderna/7
In pieno spirito berlusconiano, conquistata dalla retorica e dalle argomentazioni che hanno portato Silvio Berlusconi a difendere la sconfitta elettorale del 2006, delusa da non aver avuto la possibilità di votare contro lo schieramento a lei geneticamente avverso (fu resistente col pensiero, negli anni in cui le camicette di seta nera le rebuvano il frumento dai granai siciliani. Maledeti), in un periodo d

