lunedì 22 settembre 2008

Il Foglio.it "Perché il Mourinho che ha portato Mitterrand a San Siro deve solo mettere da parte il suo Calearo "

Dove si spiega perché qui si tifa fortissimamente per l’insopportabile mister "Maurigno"

Superata un’estate in cui i momenti di panico non sono comunque mancati (10 luglio, Oriali: Mancini, raggiunto un accordo economico), arrivati in una forma psicologica tale da non avere in fondo grossi problemi ad affrontare anche i commenti più tosti a proposito della terza – magnifica – giornata di campionato (secondo Giampiero Galeazzi, “Maurigno ha conguistato i tifosi dell’Inder”), c’è un dato quantomeno incontestabile per chiunque comprenda davvero qualcosina di calcio. Preso atto che il Mancini annunciato da Oriali il 10 luglio non è Roberto, ma è grazie al cielo Amantino; sicuri ormai che la novità più significativa della stagione 2008/2009 sia il ritorno in televisione di Giampiero Galeazzi (il quale, da qualche settimana, è fermamente convinto che a Maurigno occorra al più presto un’altra “ana destra”), detto tutto questo, la prima grossa soddisfazione che offre a un tifoso dell’Inter la presenza in campo di un allenatore che riesca senza troppi problemi a distinguere un centrocampista centrale da un terzino sinistro – e che, facendo invece un discorso più generale, abbia uno schema mentale abbastanza calibrato sulla differenza tra un buon giocatore e una, come dire, pippa – è una, e la scopri quando accendi la tv e ti accorgi con entusiasmo che il tuo allenatore non ha pensato neppure per un attimo di schierare Christian Chivu dietro le punte (che, per chi non conoscesse il calcio, sarebbe come proporre a Massimo Calearo di fare il modello della Loreal) e non ha mai immaginato di poter mettere Nicolas Burdisso sulla linea dei centrocampisti (un’iniziativa che, per chi non conoscesse il calcio, equivarrebbe al tentativo di vincere le elezioni candidando Massimo Calearo). Mai, mai, mai – anche se sulla presenza in campo di Nicolas Burdisso (peggiore acquisto della recente era Moratti dai tempi di Lampros Choutos e Sixto Peralta) andrebbe forse commissionata un’inchiestina a qualche bravo cronista di giudiziaria, in grado finalmente di rivelare a noi poveri tifosi quale tipo di ricatto abbia in mano il difensore argentino, per costringere ogni maledetto mister che si sia trovato davanti a schierarlo in campo; in una qualsiasi maledetta zona del campo. (E Mancini era solito spiazzare gli avversari schierandolo coraggiosamente dietro le punte). Detto in altre parole, il passaggio da un allenatore come Roberto Mancini (che fino a pochi mesi sarebbe stato pronto a giurare che anche una prossima eventuale partita contro il Tor Bella Monaca Fc sarebbe stata certamente una gara “ostica”, “da non sottovalutare”) a uno magnificamente insopportabile come José Mourinho (che prima di ogni gara non ha alcun imbarazzo a dire che “mi è un po’ difficile ammettere che esista qualche allenatore più bravo di me”) è probabilmente la cosa calcisticamente parlando più vicina allo scarto che può esistere tra un politico loffietto come Chirac e uno invece incontenibile come Mitterand, che con un tono non troppo lontano da quello di Mourinho da giovane per esempio sosteneva che, se proprio avesse dovuto scegliere, da grande avrebbe voluto fare il Papa invece che il presidente (“Nella storia dell’umanità ce ne sono stati poco più di duecentocinquanta, ma anche presidente va bene”, disse Mitterrand). Ecco, non c’è dubbio che l’Inter di Mourinho non sia ancora scoppiettante, non c’è dubbio che la domenica i cannelloni scenderebbero giù anche meglio se Nicolas Burdisso fosse schierato nella solida difesa milanista piuttosto che in quella interista, ma come diceva il vecchio saggio, la differenza fra la genialità e la stupidità è che la genialità ha i suoi limiti. E pensandoci bene, e guardando il Mourinho di oggi e ripensando al centrocampo compatto che schierava il Mancio qualche tempo fa (Pelé, e di fianco Burdisso), i limiti alla genialità di Mancini, nel suo piccolo, in effetti erano semplicemente inesistenti. E dunque, detto in altre parole, qui si tifa fortissimamente per l’insopportabile mister Maurigno.
Claudio Cerasa


2 commenti:

Matteo ha detto...

Detto che Burdisso e Chivu venivano ovviamente schierati a centrocampo (non dietro le punte) perchè, Lei non lo ricorda, in quei periodi praticamente tutto il centrocampo dell'Inter era in infermeria, forse varrebbe la pena ricordarLe che Maurigno sta mietendo (per ora...) successi guidando una fuoriserie pensata, creata, plasmata e cementata da quell'imbecille (Lei presume) di Mancini, che ha creato una cultura della vittoria laddove ve ne era una radicatissima della sconfitta, dopo anni e anni di sconfitte e prese in giro (che Lei forse rimpiange?).
Grazie

Anonimo ha detto...

La verità è che Cerazade tifa Palermo...