Cerazade ha cambiato indirizzo, e ora è qui
lunedì 7 gennaio 2008
Violante
Rothko
Se non lo conoscete date un'occhiata a Gregory Grewdson, uno che prepara una foto come se stesse girando un film. Fenomenale.
domenica 6 gennaio 2008
Letture consigliate
- Per chi va a New York e non solo per chi ci va, leggete questo capolavoro (consigliato da Danton); mai visto niente del genere: "Molto forte, incredibilmente vicino", Jonathan Safran Foer (31 anni)
- Per chi vuole un po' capire che succede nella italian justice, Toghe Rotte; a volte un po' banalotto, ma pieno di numeri interessanti e soprattutto con esempi veri di come vanno le cose. Da leggere
- Da divorare solo se si è particolarmente di buon umore, ma da divorare, Cormac McCarthy e la Strada, neo premio Pulitzer
- Non ho letto gli altri, ma per capire quanto è meravigliosamente figlio di puttana Sarkozy secondo me basta leggere questo libro, e si capisce parecchio; e si capisce anche che non basta scrivere la prefazione a un suo libro per essere come il libro: Sarkozy, l'ultimo gollista, di Lanfranco Pace
- Per capire un po' di intrecci tra politica e finanza, saltando a pié pari tutte le parti in cui si aprono i virgolettati per spiegare il problema generazionale della politica italiana, a qualcosina potrebbe servire anche questo libro di Nunzia Penelope, "Vecchi e potenti"
Mica per il quattrino
Prodi
Maghi
In effetti
Schegge elettorale
Uno schemino che potrebbe essere utile per capire che cosa sta succedendo nell'avvincentissimo balletto sulla legge elettorale. Partendo dal loft del Pd, le cose stanno più o meno così: Veltroni sogna un sistema elettorale francese, con doppio turno, presidente della Repubblica con veste regale, piccoli partitini morti e lento, e formidabile, concentramento di voti attorno a due partiti; quello di destra e quello di sinistra. Il sistema elettorale francese piaceva anche a D'Alema, piace a Parisi, potrebbe piacere anche a Prodi (che però non può dirlo, sennò le sue piccole stampelline al governo lo fanno crollare) potrebbe piacere anche a Berlusconi (non esiste un sistema elettorale che non piaccia a Berlusconi, e più o meno lo stesso discorso vale per Veltroni: con un partito sopra il 20-25 per cento l'importante è non avere troppe noie dagli altri, se poi c'è una spintarella maggioritaria tanto meglio, altrimenti pazienza). Detto questo nell'arcobaleno del sistema tedesco (cioè un sistema con collegi non molto piccoli, con una quota di sbarramento tale che permetterebbe la creazione di cinque o sei partiti e che favorirebbe una cosina bianca, alla Casini, che potrebbe arrivare intorno all'8-9 per cento) ci sono Rutelli-D'Alema-Marini (un po' meno Fioroni) un po' di gente di rifondazione (ma in realtà poco Bertinotti, che ama il sistema spagnolo-tedesco di Veltroni e Berlusconi, cioè il Vassallum2), l'Udc e praticamente basta. La cosa più complicata da capire, forse, è che cosa pensa davvero il Pd. Fidatevi pensa così, almeno per quanto riguarda chi comanda, che in questi mesi non ha i baffi: al loft si vuole un sistema francese, per arrivarci si punta a un sistema tedesco-spagnolo (vassallum), che se non dovesse andare bene potrebbe (ma è meglio di no) trasformarsi in un sistema più vicino al tedesco (bozza bianco) che andrebbe però corretta per ritrasformarlo in un mezzo vassallum. Ma pur di non far passare un tedesco puro vedrete che al Pd andrà bene anche il referendum, che in fondo non premia tanto la coalizione, quanto il primo partito della coalizione: andrebbe bene per Veltroni e andrebbe benissimo anche per Berlusconi: potrebbe anche finire così.
sabato 5 gennaio 2008
Obama
venerdì 4 gennaio 2008
Sull'aborto
Confesso che non ho ancora un'idea totalmente compiuta. Sono contrario all'abolizione dell'aborto, sono contrario all'abuso dell'aborto, sono a favore del safe, legal and rare della signora Clinton, sono contrario alla normalizzazione dell'aborto, sono contrario alla ru486 e considero l'aborto, comunque sia, un omicidio. Su questo non ho dubbi. Se una cosa sta per nascere e se non si fa nulla per interrompere quella cosa vuol dire che quella è una cosa ed è anche umana, se l'essere umano nasce così. Sono consapevole che ci siano dei casi in cui quella cosa è comprensibile che la si voglia abortire, sono convinto che andrebbero rinforzati i consultori ma sono altrettanto convinto che ci siano molte persone che abortiscono come se nulla fosse. Mi farò un'idea un po' più precisa, per il momento però mi sono riletto il pezzo scritto da Pier Paolo Pasolini il 19 gennaio 1975, sul Corriere della Sera e pubblicato oggi sul Foglio; e so che non c'è neppure una cosa su cui non sono d'accordo, almeno della prima parte. La seconda un po' si esagera, ma comunque eccolo qui, leggetelo; è molto bello.
Io sono per gli otto referendum del Partito radicale, e sarei disposto a una campagna anche immediata in loro favore. Condivido col Partito radicale l'ansia della ratificazione, l'ansia cioè del dar corpo formale a realtà esistenti: che è il primo principio della democrazia. Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell'aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dir questo, perché, a proposito dell'aborto, ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio forte ancora come ogni principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo.
La prima cosa che vorrei invece dire è questa: a proposito dell'aborto, è il primo, e l'unico, caso in cui i radicali e tutti gli abortisti democratici più puri e rigorosi, si appellano alla "Realpolitik" e quindi ricorrono alla prevaricazione "cinica" dei dati di fatto e del buon senso. Se essi si sono posti sempre, anzitutto, e magari idealmente (com'è giusto), il problema di quali siano i "principi reali" da difendere, questa volta non l'hanno fatto. Ora, come essi sanno bene, non c'è un solo caso in cui i "principi reali" coincidano con quelli che la maggioranza considera propri diritti. Nel contesto democratico, si lotta, certo, per la maggioranza, ossia per l'intero consorzio civile, ma si trova che la maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per la propria natura, brutalmente repressivo.
Perché io considero non "reali" i principi su cui i radicali e in genere i progressisti (conformisticamente) fondano la loro lotta per la legalizzazione dell'aborto?
Per una serie caotica, tumultuosa e emozionante di ragioni. Io so intanto, come ho detto, che la maggioranza è già tutta, potenzialmente, per la legalizzazione dell'aborto (anche se magari nel caso di un nuovo "referendum" molti voterebbero contro, e la "vittoria" radicale sarebbe molto meno clamorosa).
L'aborto legalizzato è infatti – su questo non c'è dubbio – una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito – l'accoppiamento eterosessuale – a cui non ci sarebbero più praticamente ostacoli. Ma questa libertà del coito della "coppia" così com'è concepita dalla maggioranza – questa meravigliosa permissività nei suoi riguardi – da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, le ha vanificate, ha cambiato la loro natura.
Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un'ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. Insomma, la falsa liberalizzazione del benessere ha creato una situazione altrettanto e forse più insana che quella dei tempi della povertà. Infatti, primo risultato di una libertà sessuale "regalata" dal potere è una vera e propria generale nevrosi. La facilità ha creato l'ossessione; perché è una facilità "indotta" e imposta, derivante dal fatto che la tolleranza del potere riguarda unicamente l'esigenza sessuale espressa dal conformismo della maggioranza. Protegge unicamente la coppia (non solo, naturalmente, matrimoniale): e la coppia ha finito dunque col diventare una condizione parossistica, anziché diventare segno di libertà e felicità (com'era nelle speranze democratiche).
Secondo: tutto ciò che sessualmente è "diverso" è invece ignorato e respinto. Con una violenza pari solo a quella nazista dei lager (nessuno ricorda mai, naturalmente, che i sessualmente diversi son finiti là dentro).
E' vero; a parole, il nuovo potere estende la sua falsa tolleranza anche alle minoranze. Non è magari da escludersi che, prima o poi, alla televisione se ne parli pubblicamente. Del resto le "élites" sono molto più tolleranti verso le minoranze sessuali che un tempo, e certo sinceramente (anche perché ciò gratifica le loro coscienze). In compenso l'enorme maggioranza (la massa: cinquanta milioni di italiani) è divenuta di una intolleranza così rozza, violenta e infame, come non è certo mai successo nella storia italiana. Si è avuto in questi anni, antropologicamente, un enorme fenomeno di abiura: il popolo italiano, insieme alla povertà, non vuole neanche più ricordare la sua "reale" tolleranza: esso, cioè, non vuole più ricordare i due fenomeni che hanno meglio caratterizzato l'intera sua storia.
Quella storia che il nuovo potere vuole finita per sempre. E' questa stessa massa (pronta al ricatto, al pestaggio, al linciaggio delle minoranze) che, per decisione del potere, sta ormai passando sopra la vecchia convenzione clerico-fascista ed è disposta ad accettare la legalizzazione dell'aborto e quindi l'abolizione di ogni ostacolo nel rapporto della coppia consacrata.
Ora, tutti, dai radicali a Fanfani (che stavolta, precedendo abilmente Andreotti, sta gettando le basi di una sia pur prudentissima abiura teologica, in barba al Vaticano), tutti, dico, quando parlano dell'aborto, omettono di parlare di ciò che logicamente lo precede, cioè il coito.
Omissione estremamente significativa. Il coito – con tutta la permissività del mondo – continua a restare tabù, è chiaro. Ma per quanto riguarda i radicali la cosa non si spiega certamente col tabù: essa indica invero l'omissione di un sincero, rigoroso e completo esame politico. Infatti il coito è politico. Dunque non si può parlare politicamente in concreto dell'aborto, senza considerare come politico il coito. Non si possono vedere i segni di una condizione sociale e politica nell'aborto (o nella nascita di nuovi figli) senza vedere gli stessi segni anche nel suo immediato precedente, anzi "nella sua causa", cioè nel coito. Ora il coito di oggi sta diventando, politicamente, molto diverso da quello di ieri. Il contesto politico di oggi è già quello della tolleranza (e quindi c'è un obbligo sociale) mentre il contesto politico di ieri era la repressività (e quindi il coito, al di fuori del matrimonio, era scandalo). Ecco dunque un primo errore di realpolitick, di compromesso col buon senso; che io ravviso nell'azione dei radicali e dei progressisti nella loro lotta per la legalizzazione dell'aborto. Essi isolano il problema dell'aborto coi suoi specifici dati di fatto, e perciò ne danno un'ottica deformata: quella che fa loro comodo (in buonafede, su questo sarebbe folle discutere). Il secondo errore, più grave è il seguente. I radicali e gli altri progressisti che si battono per la liberalizzazione dell'aborto – dopo averlo isolato dal coito – Lo immettono in una problematica strettamente contingente (nella fattispecie italiana) e addirittura interlocutoria. Lo riducono a un caso di pura praticità, da affrontare appunto con spirito pratico. Ma ciò (come essi sanno bene) è sempre colpevole. Il contesto in cui bisogna inserire il problema dell'aborto è ben più ampio e va ben oltre l'ideologia dei partiti (che distruggerebbero se stessi se l'accettassero: cfr. "breviario di ecologia", di Alfredo Todisco). II contesto in cui va inserito l'aborto è quello appunto ecologico: è la tragedia demografica, che, in un orizzonte ecologico, si presenta come la più grave minaccia alla sopravvivenza dell'umanità. In tale contesto la figura – etica e legale – dell'aborto cambia forma e natura: e, in un certo senso, può anche esserne giustificata una forma di legalizzazione. Se i legislatori non arrivassero sempre in ritardo, e non fossero cupamente sordi all'immaginazione per restare fedeli al loro buon senso e alla loro astrazione pragmatica, potrebbero risolvere tutto rubricando il reato dell'aborto in quello più vasto dell'eutanasia, privilegiandolo di una particolare serie di "attenuanti" di carattere appunto ecologico. Non per questo esso cesserebbe di essere formalmente un reato e di apparire tale alla coscienza. Ed è questo il principio che i miei amici radicali dovrebbero difendere anziché buttarsi (con onestà donchisciottesca) in un pasticcio, estremamente sensato ma alquanto pietistico di ragazze-madri o: un tempo essi erano feste, e la loro stessa istituzionalità – così stupida e sinistra– era meno forte del fatto, appunto, felice, festoso. Ora invece i matrimoni sembrano tutti dei grigi e affrettati riti funebri. La ragione di queste cose terribili che dico è chiara: un tempo la "specie" doveva lottare per sopravvivere, quindi le nascite dovevano "superare" le morti. Oggi invece "la specie" se vuole sopravvivere deve fare in modo che le nascite non superino le morti. Quindi, ogni figlio che un tempo nasceva, era benedetto: ogni figlio che invece nasce oggi, è un contributo all'autodistruzione dell'umanità, e quindi è maledetto.
Siamo così giunti al paradosso che ciò che si diceva contronatura è naturale, e ciò che si diceva naturale è contronatura. Ricordo che De Marsico (collaboratore del Codice Rocco) in una brillante arringa in difesa di un mio film, ha dato del "porco" a Braibanti, dichiarando inammissibile il rapporto omosessuale in quanto inutile alla sopravvivenza della specie: ora, egli, per essere coerente, dovrebbe, in realtà, affermare il contrario: sarebbe il rapporto eterosessuale a configurarsi come un pericolo per la specie, mentre quello omosessuale ne rappresenta una sicurezza. In conclusione: prima dell'universo del parto e dell'aborto c'è l'universo del coito: ed è l'universo del coito a formare e condizionare l'universo del parto e dell'aborto. Chi si occupa, politicamente, dell'universo del parto e dell'aborto non può non considerare come ontologico l'universo del coito -– e non metterlo dunque in discussione – se non a patto di essere qualunquistico e meschinamente realistico. Ho già abbozzato come si configura, oggi, in Italia, l'universo del coito, ma voglio, per concludere riassumerlo. Tale universo include una maggioranza totalmente passiva, e nel tempo stesso violenta, che considera intoccabili tutte le sue istituzioni, scritte e non scritte. Il suo fondo è tuttora clerico-fascista con tutti gli annessi luoghi comuni. L'idea dell'assoluto privilegio della normalità è tanto naturale quanto volgare e addirittura criminale. Tutto vi è precostituito e conformistico, e si configura come un "diritto": anche ciò che si oppone a tale "diritto" (compresa la tragicità e il mistero impliciti nell'atto sessuale) viene assunto conformisticamente. Per inerzia, la guida di tutta questa violenza maggioritaria è ancora la chiesa cattolica. Anche nelle sue punte progressiste e avanzate (si legga il capitoletto atroce a pag. 323 de "La chiesa e la sessualità" del progressista e avanzato S. H. Pfurtner). Senonché… senonché nell'ultimo decennio è intervenuta la civiltà dei consumi, cioè un nuovo potere falsamente tollerante che ha rilanciato in scala enorme la coppia privilegiandola di tutti i diritti del suo conformismo. A tale potere non interessa però una coppia creatrice di prole (proletaria), ma una coppia consumatrice (piccolo-borghese): "In pectore", esso ha già dunque l'idea della legalizzazione dell'aborto (come aveva già l'idea della ratificazione del divorzio). Non mi risulta che gli abortisti, in relazione al problema dell'aborto abbiano messo in discussione tutto questo. Mi risulta invece che essi, in relazione all'aborto, tacciano del coito, e ne accettino dunque – per "Realpolitik", ripeto – in un silenzio dunque diplomatico e dunque colpevole – la sua totale istituzionalità, irremovibile e "naturale". La mia opinione estremamente ragionevole invece è questa: anziché lottare contro la società che condanna l'aborto repressivamente, sul piano dell'aborto, bisogna lottare contro tale società sul piano della causa dell'aborto, cioè sul piano del coito. Si tratta – è chiaro – di due lotte "ritardate": ma almeno quella "sul piano del coito" ha il merito, oltre che di una maggiore logicità e di un maggiore rigore, anche quello di un'infinitamente maggiore potenzialità d'implicazioni.
C'è da lottare, prima di tutto, contro la "falsa tolleranza" del nuovo potere totalitario dei consumi, distinguendosene con tutta l'indignazione del caso; e poi c'è da imporre alla retroguardia, ancora clerico-fascista, di tale potere, tutta una serie di liberalizzazioni "reali" riguardanti appunto il coito (e dunque i suoi effetti): anticoncezionali, pillole, tecniche amatorie diverse, una moderna moralità dell'onore sessuale ecc. ecc. Basterebbe che tutto ciò fosse democraticamente diffuso dalla stampa e soprattutto dalla televisione, e il problema dell'aborto verrebbe in sostanza vanificato, pur restando, come deve essere, una colpa, e quindi un problema della coscienza. Tutto ciò è utopistico? E' folle pensare che un' autorità" compaia al video reclamizzando "diverse" tecniche amatorie? Ebbene, non sono certo gli uomini con cui io qui polemizzo che debbono spaventarsi di questa difficoltà. Per quanto io ne so, per essi ciò che conta è il rigore del principio democratico, non il dato di fatto (com'è invece brutalmente, per qualsiasi partito politico). Infine: molti – privi della virile e razionale capacità di comprensione – accuseranno questo mio intervento di essere personale, particolare, minoritario. Ebbene?
mercoledì 2 gennaio 2008
mercoledì 26 dicembre 2007
Da non vedere
sabato 22 dicembre 2007
Ma so ragazzi
venerdì 21 dicembre 2007
Articoli sul libro
Repubblica
Liberazione
Unità
ePolis
Espresso
Messaggero
giovedì 20 dicembre 2007
Per carità
Clementina Forleo
martedì 18 dicembre 2007
Il caso Speciale
La verità su Luttazzi
Il Foglio. Il manifesto politico di W. “Tutti da soli alle elezioni”. Intervista con Walter Veltroni
http://cerazadeallegati.blogspot.com/2007/12/il-foglio-il-manifesto-politico-di-w.html
http://cerazadeallegati.blogspot.com/2007/12/intervisa-walter-veltroni.html
lunedì 17 dicembre 2007
Oggi Pierluigi Battista sul Corriere della Sera
Ma come, sequestrano un libro, imbavagliano un giornalista, e nemmeno l'ombra di uno dei soliti, stentorei comunicati della Federazione nazionale della stampa? O almeno una dichiarazione indignata dell'Ordine dei giornalisti, solitamente così loquace, statutariamente aduso al pronto intervento per la difesa della libertà di stampa? Eppure è proprio così. A un giornalista de Il Foglio, Claudio Cerasa, hanno fatto sparire dalle librerie il suo lavoro, Ho visto l'uomo nero (edito da Castelvecchi), dedicato alla storiaccia di Rignano Flaminio, alle contorte ed eterodirette deposizioni dei bambini, al clima da stregoneria oscurantista, da incubo, da magia nera, da caccia alla maestra, da inquisizione in cui questa storiaccia si è degradata. Però il sequestro di un libro rigoroso e documentato appare come un fatto normale, non meritevole della pur minima reazione: nemmeno una goccia di quell'oceano di sdegno che in altre occasioni ha accolto censure, intimidazioni, intimazioni al silenzio. Ma perché?
O forse non è più il caso di chiedersi perché. È cosi: punto. L'adozione di un doppio standard di comportamento, di un doppiopesismo frutto, ancor più che di una costruzione razionale o di un'argomentazione concettualmente difendibile, di un puro istinto tribale, di un'inconsapevole e irriflessa propensione all'ipocrisia e all'incoerenza, oramai non prevede nemmeno l'omaggio alle buone maniere, un soprassalto di dignità capace di salvare la forma, se non la sostanza. Almeno far finta di protestare per lo stesso, identico motivo per cui si è protestato fino a un attimo prima a favore di un membro titolato della tribù: niente. Almeno un piccolo sforzo per apparire vicini a un minimo di equanimità: niente di niente. Se in tribunale condannano con evidente spirito persecutorio Giorgio Forattini, uno si immagina almeno che gli organi preposti alla salvaguardia solenne della libertà di satira si riuniscano e confabulino così: «Forattini sarà pure un destro reazionario, ma di professione fa il satiro. Abbiamo detto e stradetto che la satira è sacra e intoccabile e che chi la tocca è un mascalzone. Ergo, facciamo un comunicato di blanda solidarietà a Forattini. Controvoglia, distrattamente, ma ci tocca farlo». Qualcosa del genere, tanto per darsi un tono di indipendenza di giudizio, si poteva dire. E invece no, neanche questo. Il doppio standard è diventato una seconda natura, un automatismo mentale, un'ovvietà inconscia. E dunque, silenzio totale, mutismo assoluto.
E se poi sequestrano un libro di un giornalista su Rignano, la cosa non sembra riguardare i sunnominati organi preposti. Un libro che fa a pezzi un'inchiesta fragile, sbilenca, smentita, come si è appurato in questi giorni, in punta di fatto e di diritto; un buon lavoro di ricostruzione documen-taria, la descrizione di un clima intossicato dove si fabbricano i nuovi mostri: cancellato, costretto a marcire nelle cantine di un editore ingenuo e temerario. Con l'editore e il giornalista che si staranno chiedendo come acquisire quel quarto di nobiltà necessario a mobilitare gli organi preposti della categoria, obbligatorio per non sentirsi dei paria buoni soltanto a suscitare un'indignazione di serie B, che lascia indifferente la nomenklatura del doppio standard.
Pierluigi Battista
domenica 16 dicembre 2007
Lega
sabato 15 dicembre 2007
(f)air play
venerdì 14 dicembre 2007
Oggi Carlo Bonini su Repubblica
Con il deposito delle conclusioni del Ris di Messina, gli uffici giudiziari di Tivoli potrebbero e dovrebbero ragionevolmente concludere che non resta alternativa se non quella di "lasciar cadere l´indagine". In sette mesi, l´istruttoria è stata censurata da due diversi collegi giudicanti (il tribunale del Riesame in maggio, la Cassazione in settembre), svuotata da ogni possibile indizio che consenta di collocare i bimbi che si vogliono vittime degli abusi nei luoghi (le abitazioni) o anche soltanto accanto agli oggetti (i peluche) nella disponibilità dei sette indagati.
Ma questo non accadrà. Al venir meno delle prove, si è allungata la fila dei genitori che vogliono i propri figli abusati (si preparano 16 nuove testimonianze). Il motivo è nel peccato di origine che il caso di Rignano sconta e continuerà a scontare. L´affare doveva essere occasione di una ricerca della verità (chi ha fatto che cosa, quando, dove, perché) rigorosa e laica. E´ stato, sin dall´inizio, inefficiente spettacolo giudiziario, specchio di una irragionevole e oscurantista battaglia ideologica tra un fantomatico "partito dell´infanzia" ("i bambini non inventano storie") e un´altrettanto fantomatica organizzazione pedofila intenta nell´occultamento dei crimini e delle loro responsabilità (nell´assoluto silenzio, ne ha fatto le spese persino un libro, "Ho visto l´uomo nero" di Claudio Cerasa, sequestrato per ordine del Tribunale Civile di Roma). E´ stato, né più e né meno, che una proiezione dell´inadeguatezza degli adulti nell´ascoltare e capire cosa dicono o provano a dirci i bambini. Gli adulti ne hanno tratto e ne continueranno a trarre grande visibilità. I bambini ne resteranno le vittime.
Oggi sul Foglio. Da uno degli editoriali.
Sequestrare un libro è una cosa seria. E’ una vera censura, non una sceneggiata martirologica di quelle in voga. Il libro censurato di Claudio Cerasa, del Foglio, ha questo titolo: “Ho visto l’uomo nero”. E’ la corretta parafrasi delle deposizioni che, al culmine di una specie di ballo inquisitorio impazzito, sono state attribuite ad alcuni bambini di Rignano, il paesello alle porte di Roma dove un’ondata di arresti, poi tutti cassati dalla magistratura, aveva colpito vite, libertà personale e onore di un certo numero di presunti pedofili. L’uomo nero è scomparso dall’orizzonte probatorio, che era fragile e supremamente ambiguo come hanno sostenuto Carlo Bonini e altri eccellenti cronisti, ma il libro di Cerasa in cui queste cose furono anticipate e analizzate con equilibrio è scomparso nella follia oscurantista della più odiosa delle violazioni del diritto di cronaca: è stato rubato al pubblico. Ieri il Ris, cioè la sezione scientifica dei carabinieri, ha documentato a chiare lettere che la visione dell’uomo nero era una suggestione non provata da alcun riscontro, nata nello strano circuito famiglia-psicologi, perché non c’è uno straccio di indizio materiale che i bambini divenuti testimoni abbiano realmente frequentato i luoghi incriminati dove l’uomo nero, quello che nella loro febbrile deposizione abitava nei “castelli cattivi”, avrebbe esercitato le sue orcaggini. Sul modo di trasformare un bambino in testimone, che può essere corretto oppure espressione della più bieca sebbene inconsapevole inclinazione alla caccia alle streghe, il nostro cronista aveva lavorato con scrupolo, pieno di dubbi, cercando e ricercando i dati materiali dell’inchiesta con delicatezza e rispetto della privacy violata, casomai, dall’inquisitore diffuso che a Rignano aveva individuato il sabba delle orchesse. Ma non c’è stato niente da fare.
Tuttavia si poteva sperare che in un soprassalto di serietà e responsabilità il sequestro sarebbe stato criticato vivacemente, e che il sindacato dei giornalisti si fosse attivato in modo massiccio a difesa della libertà del mestiere, specie in un caso così delicato. Invece poca roba, e di straforo. Il silenzio si addice evidentemente alla soppressione delle vere denunce, all’esercizio autentico della libertà di capire, di scrivere, di dire quel che si è capito in una situazione sghemba come quella dell’infausto processo di Rignano. La prossima volta Cerasa giocherà con la cacca, che quanto a censura è attività più redditizia.
giovedì 13 dicembre 2007
Guarda guarda guarda guarda
E poi leggete questo e state attenti alla parola "fazioso".
mercoledì 12 dicembre 2007
Cav, D'Avanzo, Napoli
Tir e molla
martedì 11 dicembre 2007
lunedì 10 dicembre 2007
Chi rema contro
domenica 9 dicembre 2007
Fassino
Luttazzi
Sull'argomento è definitivo Fillippo Facci, qui