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venerdì 6 giugno 2008

Incredibile, pazzesco, ma l'avete letto?

Provate a leggerlo, non so che cosa ne pensiate ma io la vedo così. Avete presente il Divo, Andreotti, Sorrentino e la sceneggiatura scritta da D'Avanzo? Ecco, secondo me il Divo, come scritto qui, è un buon film dove però gli sceneggiatori applicano un po' maliziosamente il metodo Travaglio alla vita di Andreotti. E finché lo dico anche sticazzi, no? Sticazzi, sì. Però se lo dice il giornalista che nel film viene deliziosamente interpretato da Giulio Bosetti la cosa comincia ad essere sfiziosa. Indovinate un po'? Dopo Giuseppe D'Avanzo che magnificamente scomunica su Repubblica Travaglio, dopo aver visto il film che ha vinto a Cannes ecco che arriva Scalfari che scomunica sull'Espresso il film su Andreotti scritto anche dal suo collega Giuseppe D'Avanzo. Troppo giustizialista, troppo di parte, etc. Capisco che queste siano cose che rientrano (sempre che questa frase che sto per scrivere abbia senso, probabilmente no) nella categoria delle psicopatologie da "addetti ai lavori". Però a me pare una bomba pazzesca, sempre per fare citazioni di un certo livello, si capisce.

p.s. Grazie a G.

giovedì 29 maggio 2008

Il Divo, ovvero "I francesi applaudono tantissimo quando ci sono film italiani che spiegano ai francesi che gli italiani sono peggio dei francesi".

Ieri sera ho visto il Divo e oggi ho sentito da un mio amico il commento più bello sul significato, profondo, della doppia vittoria italiana a Cannes. Il Divo e Gomorra. "I francesi applaudono tantissimo quando ci sono film italiani che spiegano ai francesi che gli italiani sono peggio dei francesi". Un po' contorto ma il senso c'è. Detto questo, il film è bello. Ritmo, musica e sceneggiatura scritta bene. Un po' pop, pure troppo direbbe Thomas Prostata (qui si fanno solo citazioni serie, grazie). Vero: ci sono secondo me un paio di errori (Andreotti andava a pregare non a Piazza San Lorenzo in Lucina, ma vabbè), ma la cosa che mi ha colpito è un'altra. Ricordate il pezzo di D'Avanzo che spiegava a Travaglio che il metodo Travaglio è una mezza porcheria. D'Avanzo spiegava sostanzialmente a Travaglio queste cose qui.

I filosofi ( Bernard Williams, ad esempio) spiegano che la verità offre due differenti virtù: la sincerità e la precisione. La sincerità implica semplicemente che le persone dicano ciò che credono sia vero. Vale a dire, ciò che credono. La precisione implica cura, affidabilità, ricerca nello scovare la verità, nel credere a essa. Il "giornalismo dei fatti" ha un metodo condiviso per acquisire la verità possibile. Contesti, nessi rigorosi, fonti plurime e verificate e anche così, più che la verità, spesso, si riesce a capire soltanto dov'è la menzogna e, quando va bene, si può ripetere con Camus: "Non abbiamo mentito" (lo ha ricordato recentemente Claudio Magris).

Ora: D'Avanzo ha scritto la sceneggiatura del film di Sorrentino. Vedetelo il film: macchine che esplodoni, giornalisti trivellati sullo stomaco, morti ammazzati, etc. “Nessi rigorosi”, diceva D'Avanzo a Travaglio. Bene, io finito di vedere il film – a parte l'idea personale che ho di Andreotti, che qui tralascerei – mi è sembrato di vedere sullo schermo quello che magnificamente D'Avanzo aveva criticato su carta. Vedi il film e poi trovi piccolo piccolo che è Andreotti non è mai stato condannato. A prescindere dai dettagli, le cose stanno così. Molte immagini, molte impressioni e "fatti" diciamo che sono fatti perché te lo dicono loro che lo hanno letto dei verbali e che lo hanno sentito dai pentiti che però non dicevano sempre la verità e che comunque dicevano cose che finivano sui verbali e che quindi, se sono sui verbali, cazzo: sono fatti. Bene, finisci di vedere il Divo e pensi che, come direbbee Andreotti, il Divo – tranne le guerre puniche – è colpevole praticamente di tutto. I fatti però non sono immagini sovrapposte. Giusto? Giusto. In altre parole, vedete il Divo e scoprirete il metodo Travaglio applicato da D'Avanzo per Sorrentino.